Il modello di sanità campano contro la migrazione sanitaria: l'analisi sulle reti oncologiche al Centro-Sud. Dal confronto tra esperti e istituzioni emerge un panorama con luci e ombre: mentre la capacità di presa in carico dei pazienti mostra un netto miglioramento, persistono difficoltà legate alla disomogeneità territoriale. Lo riporta Il Mattino.
Il focus del dibattito è stato il modello della rete oncologica della Campania, considerato un esempio di innovazione sia organizzativa che digitale. Secondo quanto riportato dai dati di Agenas, il lavoro in rete sta mostrando risultati concreti: si assiste a un miglioramento dell’appropriatezza clinica e a una maggiore integrazione tra ospedale e territorio, con significativi benefici economici derivanti dalla riduzione della migrazione sanitaria passiva.
«I numeri confermano che il lavoro in rete permette di arginare il fenomeno della migrazione sanitaria, consentendo a un numero crescente di cittadini di curarsi in Campania», ha affermato Maurizio di Mauro, Direttore Generale del Pascale. Ha inoltre sottolineato che la fiducia nei servizi sanitari regionali è in costante crescita.
Un elemento chiave di questa trasformazione è rappresentato dalla tecnologia. Sandro Pignata, responsabile scientifico della rete oncologica campana, ha spiegato che iniziative come questa servono anche a promuovere l’adozione del modello digitale della Rete Oncologica Campana (ROC) in altre regioni. Obiettivo: affrontare ritardi diagnostici e garantire parità di accesso alle cure.
Nonostante gli sviluppi positivi, resta aperta la questione delle criticità strutturali. La disomogeneità tra i percorsi sanitari regionali continua ad alimentare il fenomeno della migrazione verso i centri del Nord, evidenziando l'urgenza di garantire un accesso più equo ai servizi sanitari su scala nazionale.
Sanità, il modello campano contro la migrazione sanitaria
Si è conclusa a Napoli la seconda edizione del convegno scientifico dedicato al management delle reti oncologiche nel Centro e Sud Italia. L’evento, promosso dall’Università degli Studi di Napoli «Parthenope» e dall’Irccs Fondazione Pascale, ha rappresentato un momento di riflessione sulle sfide e le opportunità del settore. Il quadro delineato dai vari interventi descrive una situazione in evoluzione ma ancora caratterizzata da criticità: se da un lato si riconoscono i progressi nella gestione dei pazienti, dall’altro si ribadisce la necessità di superare le disparità tra i territori.Il focus del dibattito è stato il modello della rete oncologica della Campania, considerato un esempio di innovazione sia organizzativa che digitale. Secondo quanto riportato dai dati di Agenas, il lavoro in rete sta mostrando risultati concreti: si assiste a un miglioramento dell’appropriatezza clinica e a una maggiore integrazione tra ospedale e territorio, con significativi benefici economici derivanti dalla riduzione della migrazione sanitaria passiva.
«I numeri confermano che il lavoro in rete permette di arginare il fenomeno della migrazione sanitaria, consentendo a un numero crescente di cittadini di curarsi in Campania», ha affermato Maurizio di Mauro, Direttore Generale del Pascale. Ha inoltre sottolineato che la fiducia nei servizi sanitari regionali è in costante crescita.
Un elemento chiave di questa trasformazione è rappresentato dalla tecnologia. Sandro Pignata, responsabile scientifico della rete oncologica campana, ha spiegato che iniziative come questa servono anche a promuovere l’adozione del modello digitale della Rete Oncologica Campana (ROC) in altre regioni. Obiettivo: affrontare ritardi diagnostici e garantire parità di accesso alle cure.
Nonostante gli sviluppi positivi, resta aperta la questione delle criticità strutturali. La disomogeneità tra i percorsi sanitari regionali continua ad alimentare il fenomeno della migrazione verso i centri del Nord, evidenziando l'urgenza di garantire un accesso più equo ai servizi sanitari su scala nazionale.

