Per anni parlare di soldi è stato quasi un tabù. Quanto guadagni? Quanto riesci a mettere da parte? Dove investi i tuoi risparmi? Domande considerate troppo personali per essere fatte a tavola, tra amici o persino in famiglia. Oggi, però, basta aprire TikTok o Instagram per trovarsi davanti a una generazione che di soldi parla continuamente.
Video su come organizzare lo stipendio, spiegazioni sugli ETF, confronti tra conti correnti, simulazioni di mutui e consigli per iniziare a investire con poche decine di euro raccolgono migliaia, a volte milioni, di visualizzazioni. La finanza personale è diventata un contenuto social. E non è necessariamente una cattiva notizia.
Secondo un'indagine della Banca d'Italia sui giovani tra i 18 e i 34 anni, soltanto il 35% degli intervistati è stato in grado di rispondere correttamente alle domande sui tre concetti economici fondamentali presi in esame: inflazione, tassi di interesse e diversificazione del rischio. Il livello di conoscenza, inoltre, cambia sensibilmente a seconda del percorso di studi, dell'area geografica e del genere.
Il problema, quindi, non sembra essere la mancanza di interesse. Piuttosto, per molto tempo è mancato un linguaggio capace di trasformare concetti apparentemente lontani dalla vita quotidiana in qualcosa di comprensibile.
Ed è proprio nello spazio lasciato libero dall'educazione finanziaria tradizionale che sono arrivati i social.
Il successo dei cosiddetti finfluencer, creator specializzati in economia e finanza personale, parte da una promessa molto semplice, ovvero spiegare in pochi minuti quello che spesso sembra richiedere un manuale.
Banca d'Italia ha recentemente dedicato un approfondimento al fenomeno, sottolineando come sempre più giovani si informino attraverso TikTok, Instagram e YouTube su risparmio, investimenti, pensioni e gestione del denaro. La forza di questi contenuti sta soprattutto nel linguaggio: diretto, informale e collegato a situazioni concrete.
La domanda non è più “come funziona il mercato finanziario?”, ma “cosa posso fare con i 100 euro che riesco a risparmiare ogni mese?”. Non “cos'è l'inflazione?”, ma “perché con 50 euro al supermercato compro meno cose rispetto a qualche anno fa?”. È una differenza apparentemente piccola, ma decisiva.
Anche una ricerca dell'Agenzia Italiana per la Gioventù mostra quanto il digitale sia ormai centrale nell'accesso alle informazioni finanziarie. Tra i ragazzi dai 13 ai 19 anni, l'utilizzo dei social media come canale di informazione arriva all'83,71%; crescendo aumentano invece il ricorso a corsi, podcast, webinar e consulenze professionali.
Il rischio di imparare tutto da un algoritmo
Naturalmente c'è un problema. TikTok può spiegare cosa sia un ETF, ma può anche convincere qualcuno che esista un investimento capace di farlo diventare ricco in tre mesi. La stessa caratteristica che rende i social efficaci, la semplificazione, può diventare il loro principale limite. Un prodotto finanziario complesso difficilmente può essere raccontato completamente in trenta secondi. E soprattutto non tutti quelli che parlano di investimenti online hanno le competenze, l'indipendenza o la trasparenza necessarie per farlo. Il tema è diventato abbastanza rilevante da arrivare anche al Parlamento europeo, che nel 2026 ha affrontato esplicitamente la crescita dei finfluencer. Tra le criticità individuate ci sono pubblicità poco trasparenti, conflitti di interesse, promesse fuorvianti e truffe online, rese ancora più sofisticate dall'utilizzo dell'intelligenza artificiale e dei deepfake.
La risposta, però, non può essere semplicemente dire ai giovani di non informarsi sui social. La questione è semmai fornire gli strumenti per capire ciò che si sta guardando.
Chi sta parlando? Ha competenze verificabili? Sta spiegando un concetto o vendendo un prodotto? È una collaborazione commerciale? Parla anche dei rischi o soltanto dei potenziali guadagni?
Sono domande che stanno diventando parte dell'alfabetizzazione finanziaria tanto quanto conoscere la differenza tra un tasso fisso e uno variabile. E qualcosa si sta muovendo anche nella scuola italiana. Dal 2024 l'educazione finanziaria è stata inserita nell'ambito dell'educazione civica. Nel secondo rapporto sull'educazione finanziaria nelle scuole, presentato nel marzo 2026, gli insegnanti delle superiori coinvolti nella ricerca hanno indicato proprio la capacità di gestire le proprie risorse, comprendere il risparmio e riconoscere le truffe online tra le competenze necessarie ai ragazzi.
Non sorprende, del resto, che siano gli stessi studenti a chiedere strumenti più pratici. In una ricerca pubblicata nel 2026, circa il 30% dei maturandi intervistati ha indicato proprio educazione finanziaria e gestione del denaro tra le competenze che la scuola non avrebbe insegnato abbastanza e che saranno utili nella vita.
Parlare di soldi è già un cambiamento
Forse, allora, la parte più interessante del fenomeno non riguarda gli investimenti. Riguarda il fatto che una generazione abbia cominciato a considerare normale parlare di stipendio, risparmio, pensione e futuro economico.
Un reel non sostituirà un consulente finanziario, così come un video di un minuto non può sostituire un percorso di educazione finanziaria. Ma può essere il punto da cui nasce una domanda. E in un Paese in cui la conoscenza dei concetti finanziari di base resta ancora limitata, iniziare a farsi domande sui propri soldi potrebbe essere già un piccolo passo avanti.

