È arrivato il momento del "dentro o fuori" per lo storico stabilimento delle Fonderie Pisano come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Questa mattina i giudici amministrativi si riuniranno per discutere la richiesta di sospensiva presentata dalla proprietà contro il secco "no" della Regione Campania al rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale. Una decisione che pende come una mannaia sul futuro della fabbrica: senza il via libera del Tar, i cancelli di Fratte resteranno sbarrati, trascinando con sé anche ogni ipotesi di trasferimento dell’attività in un altro sito.
La proprietà gioca l'ultima carta per garantire la sopravvivenza aziendale, sostenendo che solo la continuità produttiva a Salerno possa finanziare la futura costruzione di un impianto moderno altrove. Di parere opposto sono i periti della Regione e degli enti di controllo come Arpac e Asl, che hanno già bocciato il progetto di adeguamento tecnologico ritenendolo insufficiente a rispettare i nuovi e più stringenti standard europei sulle emissioni di diossine.
Dopo la storica condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo del 2025, che ha sanzionato l'Italia per i danni subiti dalla popolazione locale, la sentenza del Tar di oggi rappresenta l'ultimo, decisivo capitolo di una guerra che dura da generazioni.
Questa mattina i giudici amministrativi si riuniranno per discutere la richiesta di sospensiva presentata dalla proprietà contro il secco "no" della Regione Campania al rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale. Una decisione che pende come una mannaia sul futuro della fabbrica: senza il via libera del Tar, i cancelli di Fratte resteranno sbarrati, trascinando con sé anche ogni ipotesi di trasferimento dell’attività in un altro sito.
Fonderie Pisano, l'ora della verità al Tar
La battaglia legale si annuncia infuocata, con uno schieramento di forze imponente che si oppone al ritorno in produzione. A fare muro contro la famiglia Pisano non c’è solo l'amministrazione regionale, ma anche una coalizione civile senza precedenti composta da 301 residenti della Valle dell'Irno. I cittadini, stanchi di decenni di convivenza forzata con i fumi della fonderia, hanno deciso di scendere in campo formalmente per chiedere che la chiusura diventi definitiva, supportati dalle principali sigle ambientaliste e dai comitati che da anni denunciano i rischi per la salute pubblica.La proprietà gioca l'ultima carta per garantire la sopravvivenza aziendale, sostenendo che solo la continuità produttiva a Salerno possa finanziare la futura costruzione di un impianto moderno altrove. Di parere opposto sono i periti della Regione e degli enti di controllo come Arpac e Asl, che hanno già bocciato il progetto di adeguamento tecnologico ritenendolo insufficiente a rispettare i nuovi e più stringenti standard europei sulle emissioni di diossine.
Dopo la storica condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo del 2025, che ha sanzionato l'Italia per i danni subiti dalla popolazione locale, la sentenza del Tar di oggi rappresenta l'ultimo, decisivo capitolo di una guerra che dura da generazioni.

