Un asse criminale per il traffico di stupefacenti collegava direttamente la Capitale con la città di Salerno e la sua provincia. La vasta operazione antidroga, orchestrata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) e portata a termine dai militari del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Roma, ha inferto un duro colpo a un'organizzazione strutturata che riforniva di hashish e cocaina i principali mercati del Salernitano e di altri capoluoghi italiani come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Il bilancio del blitz parla di cinque misure cautelari eseguite: tre indagati sono finiti in cella e due ai domiciliari, mentre per altre due posizioni si attende l'esito degli interrogatori preventivi davanti al Gip.
Il sodalizio criminale operava con logiche aziendali e tecnologie avanzate per blindare le comunicazioni attraverso chat criptate. I corrieri della droga, retribuiti con veri e propri stipendi fissi, utilizzavano magazzini segreti a Roma e automobili dotate di ingegnosi doppifondi artigianali per eludere i posti di blocco durante i viaggi verso Salerno. Per i quantitativi minori, la banda ricorreva persino a spedizioni postali anonime.
L'inchiesta ha documentato il movimento di oltre mezza tonnellata di hashish. I finanzieri sono riusciti a intercettare e sequestrare circa 180 chili di sostanza stupefacente prima che invadesse le piazze salernitane. I dettagli commerciali e logistici tra i vertici romani e i referenti della piazza di Salerno sono stati interamente ricostruiti grazie a una fitta rete di intercettazioni telefoniche e ambientali.
Il bilancio del blitz parla di cinque misure cautelari eseguite: tre indagati sono finiti in cella e due ai domiciliari, mentre per altre due posizioni si attende l'esito degli interrogatori preventivi davanti al Gip.
Fiumi di droga da Roma a Salerno: scattano 5 arresti
Le indagini, che coprono il periodo compreso tra dicembre 2023 e giugno 2024, hanno permesso di individuare il vertice della piramide in un cittadino romano che gestiva i fili del narcotraffico internazionale direttamente dalla Spagna. Era lui a pianificare i carichi che, una volta giunti a Roma, non solo alimentavano i quartieri storici della movida e dello spaccio capitolino, ma venivano dirottati verso Salerno, Caserta, Parma e Arezzo.Il sodalizio criminale operava con logiche aziendali e tecnologie avanzate per blindare le comunicazioni attraverso chat criptate. I corrieri della droga, retribuiti con veri e propri stipendi fissi, utilizzavano magazzini segreti a Roma e automobili dotate di ingegnosi doppifondi artigianali per eludere i posti di blocco durante i viaggi verso Salerno. Per i quantitativi minori, la banda ricorreva persino a spedizioni postali anonime.
L'inchiesta ha documentato il movimento di oltre mezza tonnellata di hashish. I finanzieri sono riusciti a intercettare e sequestrare circa 180 chili di sostanza stupefacente prima che invadesse le piazze salernitane. I dettagli commerciali e logistici tra i vertici romani e i referenti della piazza di Salerno sono stati interamente ricostruiti grazie a una fitta rete di intercettazioni telefoniche e ambientali.

