La questione del fiume Sarno torna con forza al centro dell’agenda istituzionale. Dopo la Conferenza dei Sindaci dell’Agro Nocerino-Sarnese, che ha definito una posizione condivisa su bonifica, risanamento ambientale e interventi programmati, il sindaco di Scafati Pasquale Aliberti rilancia chiedendo un Consiglio regionale monotematico. Sul fronte investigativo, intanto, il procuratore della Repubblica Luigi Cannavale descrive come particolarmente complesso il lavoro su inquinamento, depuratori, industrie conserviere e scarichi abusivi.
Fiume Sarno, Aliberti porta la questione in Consiglio regionale
Il sindaco di Scafati chiede che la situazione del Sarno venga affrontata direttamente nell’assemblea regionale, con una seduta dedicata esclusivamente al fiume e agli interventi previsti. La proposta, secondo quanto riferito, è stata accolta e sottoscritta dai consiglieri regionali di Forza Italia.
«L’interlocuzione sul fiume Sarno – spiega Aliberti – rimane in capo alla Regione Campania. Parliamo di una vicenda che dura da oltre cinquant’anni e che riguarda prevalentemente i comuni dell’Agro, ma non solo, con conseguenze ambientali, idrauliche e sociali che tutti conosciamo». Per il primo cittadino di Scafati, la complessità del problema rende necessario un coordinamento sovracomunale.
Aliberti insiste sulla necessità di individuare con chiarezza le responsabilità dei diversi livelli istituzionali. «Non è accettabile – sottolinea – che una responsabilità istituzionale e una problematica così complessa vengano scaricate sui sindaci, che ogni giorno sono in prima linea per affrontare le emergenze». La richiesta di un Consiglio regionale monotematico punta quindi a fare chiarezza su progetti, risorse disponibili, affidamenti e soprattutto tempi di realizzazione degli interventi.
Il nodo dei 420 milioni e del dragaggio
Uno dei punti indicati dal sindaco riguarda le risorse economiche destinate al risanamento. «Ci sono circa 420 milioni di euro destinati agli interventi sul Sarno, con procedure di affidamento che risultano già avviate. Adesso vogliamo capire concretamente quale sia il progetto di dragaggio, come verrà realizzato e soprattutto quali siano i tempi».
Proprio il cronoprogramma rappresenta una delle principali preoccupazioni degli amministratori dell’Agro, che temono nuovi ritardi dopo decenni segnati da inquinamento, rischio idraulico e criticità ambientali. «È arrivato il momento – conclude Aliberti – che ciascun livello istituzionale si assuma le proprie responsabilità».
La Procura sul Sarno: «Stiamo facendo grossi progressi, ma è un’impresa titanica»
Alla pressione politica si affianca il lavoro della magistratura sulle emergenze ambientali del territorio. Il procuratore della Repubblica Luigi Cannavale, intervenendo alla TGR, ha descritto la complessità delle verifiche in corso. «Stiamo facendo grossi progressi, ma è un’impresa titanica», ha affermato.
Cannavale ha spiegato che il controllo complessivo del fiume richiederebbe risorse molto superiori a quelle attualmente disponibili. «La valutazione del fiume Sarno impiegherebbe un dispiego di risorse che sicuramente non abbiamo. Nell’ambito delle nostre risorse stiamo ottimizzando tutte le attività per portare a casa un risultato».
Il procuratore ha fatto riferimento anche agli accertamenti sulle acque del Sarno. «Penso che le analisi di laboratorio che stanno effettuando sulle acque del fiume Sarno un riscontro positivo già lo stanno dando». Uno dei problemi evidenziati riguarda il sistema di depurazione.
«I depuratori funzionano al 20-30 per cento delle loro potenzialità perché parecchie parti del territorio non sono collettate nei depuratori e vanno direttamente a scaricare nelle acque fluviali del fiume Sarno», ha dichiarato Cannavale.
Industrie conserviere e scarichi abusivi
Nel quadro delineato dal procuratore rientra anche il tema delle produzioni conserviere. Cannavale ha spiegato che durante i periodi di maggiore attività produttiva potrebbero verificarsi comportamenti da approfondire, pur in presenza di autorizzazioni.
«Poi ci sta una realtà che in questo momento si acuisce che sono quelle delle produzioni delle industrie conserviere che anche se hanno determinate autorizzazioni, in determinati momenti quando il ciclo aumenta qualche piccolo sotterfugio con danno ambientale lo pongono in essere».
Si tratta di valutazioni riferite dal procuratore nell’ambito dell’attività investigativa e non di responsabilità attribuite indistintamente all’intero settore. Sul tavolo resta poi la questione degli scarichi abusivi. «Esiste la problematica degli scarichi abusivi per i quali ci stiamo attivando», ha aggiunto Cannavale.

