Il mese di giugno 2026 passerà alla storia della climatologia come il più caldo mai registrato in Europa occidentale e il secondo più caldo in assoluto a livello planetario.
A certificarlo sono i dati ufficiali rilasciati dal programma europeo di osservazione della Terra, Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (Ecmwf). Una morsa di caldo estremo ha schiacciato l'intero continente, sia sulla terraferma sia sulla superficie marina, provocando gravissimi impatti sanitari con decessi legati alle temperature record, incendi boschivi devastanti nella Penisola Iberica e nel sud della Francia e un forte allarme siccità.
In Europa la colonnina di mercurio ha fatto registrare picchi eccezionali soprattutto nella seconda metà del mese, disintegrando i record storici delle temperature massime giornaliere in diversi Stati. La temperatura media sulle terre emerse del continente europeo è stata la seconda più alta di sempre con 19,14 gradi (1,78 gradi sopra la media recente). Il dato diventa clamoroso se si isola l'Europa occidentale, dove la temperatura media mensile è schizzata a 20,74 gradi, ben 3,05 gradi sopra la norma del periodo 1991-2020, polverizzando il precedente record che era stato stabilito soltanto l'anno scorso, nel giugno del 2025.
La crisi climatica non risparmia i poli, evidenziando una preoccupante e costante perdita di masse gelate. Nello scacchiere dell'Artico l'estensione del ghiaccio marino si è attestata al 5% sotto la media del periodo di riferimento, facendo registrare il sesto valore più basso di sempre, con deficit marcati nel nord del Mare di Barents, intorno alle isole Svalbard e alla Terra di Francesco Giuseppe. Specularmente, in Antartide la copertura glaciale marina è scesa di circa l'8% al di sotto della media mensile, posizionandosi anch'essa al sesto posto tra i dati più bassi mai rilevati e confermando il trend di un sistema climatico globale che continua ad accumulare calore in modo pericoloso.
A certificarlo sono i dati ufficiali rilasciati dal programma europeo di osservazione della Terra, Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (Ecmwf). Una morsa di caldo estremo ha schiacciato l'intero continente, sia sulla terraferma sia sulla superficie marina, provocando gravissimi impatti sanitari con decessi legati alle temperature record, incendi boschivi devastanti nella Penisola Iberica e nel sud della Francia e un forte allarme siccità.
Clima impazzito: giugno 2026 batte ogni record in Europa
La temperatura media superficiale dell'aria a livello globale ha toccato i 16,54 gradi centigradi, superando di 0,56 gradi la media del trentennio 1991-2020 e collocandosi appena dietro al primato stabilito nel giugno del 2024. Questo valore si posiziona ben 1,39 gradi sopra la media stimata per il periodo preindustriale (1850-1900). Se i dati terrestri spaventano, quelli oceanici non sono da meno: la temperatura superficiale dei mari (Sst) per gli oceani extrapolari ha raggiunto la cifra record di 20,86 gradi, il valore più alto mai registrato nella storia per il mese di giugno, trainata anche dalle anomalie termiche nel Pacifico tropicale dove le condizioni di El Niño minacciano un ulteriore e rapido rinforzo.In Europa la colonnina di mercurio ha fatto registrare picchi eccezionali soprattutto nella seconda metà del mese, disintegrando i record storici delle temperature massime giornaliere in diversi Stati. La temperatura media sulle terre emerse del continente europeo è stata la seconda più alta di sempre con 19,14 gradi (1,78 gradi sopra la media recente). Il dato diventa clamoroso se si isola l'Europa occidentale, dove la temperatura media mensile è schizzata a 20,74 gradi, ben 3,05 gradi sopra la norma del periodo 1991-2020, polverizzando il precedente record che era stato stabilito soltanto l'anno scorso, nel giugno del 2025.
La crisi climatica non risparmia i poli, evidenziando una preoccupante e costante perdita di masse gelate. Nello scacchiere dell'Artico l'estensione del ghiaccio marino si è attestata al 5% sotto la media del periodo di riferimento, facendo registrare il sesto valore più basso di sempre, con deficit marcati nel nord del Mare di Barents, intorno alle isole Svalbard e alla Terra di Francesco Giuseppe. Specularmente, in Antartide la copertura glaciale marina è scesa di circa l'8% al di sotto della media mensile, posizionandosi anch'essa al sesto posto tra i dati più bassi mai rilevati e confermando il trend di un sistema climatico globale che continua ad accumulare calore in modo pericoloso.

