Circonvenzione d'incapace e finto legame sentimentale nel Cilento: una coppia di Pisciotta è stata condannata a tre anni di reclusione, la conferma della sentenza arriva dalla Corte d'Appello di Salerno. Lo riporta InfoCilento.
Secondo quanto emerso durante il procedimento giudiziario, i fatti risalgono al periodo tra la fine del 2016 e l'inizio del 2017. La titolare dell'esercizio commerciale avrebbe sfruttato la vulnerabilità della vittima, alimentandone un forte sentimento infatuato nei suoi confronti. Questo presunto legame affettivo sarebbe stato utilizzato per convincere l'uomo a sottrarre ripetutamente denaro dalla cassaforte della casa di famiglia, dove l'anziana madre custodiva i risparmi. La somma totale indebitamente prelevata, consegnata alla donna in varie tranche, ammontava a circa 23mila euro.
La situazione è emersa grazie alla preoccupazione dei fratelli della vittima, che si sono insospettiti a causa dei considerevoli ammanchi di denaro. Di fronte alle richieste di chiarimenti da parte dei familiari, l'uomo ha ammesso di aver consegnato il denaro alla donna, ritenendosi sentimentalmente legato a lei. Le indagini successive e le perquisizioni hanno consolidato l'accusa, supportata dalla testimonianza chiave fornita dalla vittima durante il processo.
Uno dei punti centrali dell'appello verteva sull'attendibilità della testimonianza dell'uomo, tenendo conto delle sue limitazioni cognitive. Tuttavia, la Corte ha ritenuto pienamente valido il suo racconto, sottolineando che tali condizioni non pregiudicano la capacità di ricordare eventi in modo preciso. Inoltre, i giudici hanno evidenziato come sia difficile per una persona nelle sue condizioni costruire una narrazione mendace e coerente, elemento che ha ulteriormente confermato la sincerità delle dichiarazioni.
Oltre alla pena detentiva, la sentenza stabilisce l'obbligo per i colpevoli di restituire integralmente quanto sottratto e di risarcire i danni subiti dalla vittima e dai suoi familiari. Questi ultimi, costituitisi parte civile durante il processo, sono stati rappresentati dagli avvocati Giovanni Marsicano e Vincenzo Speranza.
Circonvenzione d'incapace e finto legame sentimentale: condannata coppia di Pisciotta
La Corte d'Appello di Salerno ha confermato la condanna a tre anni di reclusione per una coppia residente a Pisciotta, ponendo fine a una delicata vicenda di sfruttamento ai danni di una persona fragile. La coppia, proprietaria di un'attività commerciale nel borgo cilentano, è stata riconosciuta colpevole del reato di circonvenzione di incapace ai danni di un uomo cinquantenne con disabilità cognitiva. La sentenza di secondo grado ha ribadito quanto già decretato nel 2024 dal Tribunale di Vallo della Lucania.Secondo quanto emerso durante il procedimento giudiziario, i fatti risalgono al periodo tra la fine del 2016 e l'inizio del 2017. La titolare dell'esercizio commerciale avrebbe sfruttato la vulnerabilità della vittima, alimentandone un forte sentimento infatuato nei suoi confronti. Questo presunto legame affettivo sarebbe stato utilizzato per convincere l'uomo a sottrarre ripetutamente denaro dalla cassaforte della casa di famiglia, dove l'anziana madre custodiva i risparmi. La somma totale indebitamente prelevata, consegnata alla donna in varie tranche, ammontava a circa 23mila euro.
La situazione è emersa grazie alla preoccupazione dei fratelli della vittima, che si sono insospettiti a causa dei considerevoli ammanchi di denaro. Di fronte alle richieste di chiarimenti da parte dei familiari, l'uomo ha ammesso di aver consegnato il denaro alla donna, ritenendosi sentimentalmente legato a lei. Le indagini successive e le perquisizioni hanno consolidato l'accusa, supportata dalla testimonianza chiave fornita dalla vittima durante il processo.
Uno dei punti centrali dell'appello verteva sull'attendibilità della testimonianza dell'uomo, tenendo conto delle sue limitazioni cognitive. Tuttavia, la Corte ha ritenuto pienamente valido il suo racconto, sottolineando che tali condizioni non pregiudicano la capacità di ricordare eventi in modo preciso. Inoltre, i giudici hanno evidenziato come sia difficile per una persona nelle sue condizioni costruire una narrazione mendace e coerente, elemento che ha ulteriormente confermato la sincerità delle dichiarazioni.
Oltre alla pena detentiva, la sentenza stabilisce l'obbligo per i colpevoli di restituire integralmente quanto sottratto e di risarcire i danni subiti dalla vittima e dai suoi familiari. Questi ultimi, costituitisi parte civile durante il processo, sono stati rappresentati dagli avvocati Giovanni Marsicano e Vincenzo Speranza.

