Il programma ministeriale "Parchi per il clima", nato per promuovere la sostenibilità ambientale, è finito al centro di una dura controversia nel cuore dell'area protetta cilentana. Sotto la lente d'ingrandimento è passata l'opera di ammodernamento del percorso ciclabile in una delle zone di maggior pregio naturalistico della costa come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Gli ambientalisti hanno sollevato forti dubbi sulla regolarità dei lavori, invocando l'intervento immediato degli organi di controllo, della Soprintendenza e dello stesso dicastero romano per verificare la conformità di un cantiere che rischia di sfregiare il territorio.
Secondo gli attivisti, infatti, la decisione di posare il nuovo manto sopra la vecchia base cementizia preesistente impedirà il naturale assorbimento delle piogge nel terreno, creando potenziali rischi per la tenuta idrogeologica della zona. A completare il quadro delle criticità segnalate alle autorità competenti c'è il massiccio impiego di elementi artificiali pesanti, come barriere in calcestruzzo e cordoli industriali, giudicati estranei al contesto biologico locale e in totale contrasto con lo spirito green dei finanziamenti europei e nazionali stanziati per il Parco.
Gli ambientalisti hanno sollevato forti dubbi sulla regolarità dei lavori, invocando l'intervento immediato degli organi di controllo, della Soprintendenza e dello stesso dicastero romano per verificare la conformità di un cantiere che rischia di sfregiare il territorio.
Cilento, asfalto sulla Scogliera di Ascea: Legambiente chiede lo stop
L'allarme è scattato a seguito delle numerose segnalazioni inviate dai residenti, preoccupati per l'impatto visivo e strutturale dell'intervento in un'area sottoposta a rigidi vincoli di tutela. La contestazione si concentra in particolare sull'utilizzo di asfalto tradizionale bituminoso lungo il tracciato sterrato, una scelta ritenuta del tutto incompatibile con i criteri di salvaguardia del paesaggio. Nel mirino dell'associazione è finita anche la reale utilità delle coperture drenanti pubblicizzate nel progetto cartaceo, che all'atto pratico rischierebbero di essere vanificate dalle scelte costruttive adottate sul campo.Secondo gli attivisti, infatti, la decisione di posare il nuovo manto sopra la vecchia base cementizia preesistente impedirà il naturale assorbimento delle piogge nel terreno, creando potenziali rischi per la tenuta idrogeologica della zona. A completare il quadro delle criticità segnalate alle autorità competenti c'è il massiccio impiego di elementi artificiali pesanti, come barriere in calcestruzzo e cordoli industriali, giudicati estranei al contesto biologico locale e in totale contrasto con lo spirito green dei finanziamenti europei e nazionali stanziati per il Parco.

