Il Governo valuta il coinvolgimento dei medici ospedalieri per rafforzare le Case di comunità, le nuove strutture territoriali finanziate con 2 miliardi di euro del Pnrr. La proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci prevede la possibilità, su base volontaria, per gli specialisti del servizio pubblico di svolgere attività aggiuntiva fuori dall’orario ordinario di lavoro.
Case di comunità: Schillaci punta sugli straordinari dei medici ospedalieri
L’obiettivo è garantire personale e servizi nelle oltre mille Case di comunità previste in apertura entro fine mese. La soluzione allo studio riguarda i medici specialisti ospedalieri, che potrebbero prestare attività nelle nuove strutture territoriali attraverso ore straordinarie.
Schillaci ha spiegato di voler intervenire su alcune incompatibilità oggi previste. Secondo il ministro, uno specialista in Neurologia o in Geriatria, già in servizio in un ospedale pubblico, dovrebbe poter lavorare volontariamente anche nella medicina territoriale, al di fuori del proprio orario di servizio.
La proposta arriva dopo la retromarcia del Governo sulla riforma dei medici di famiglia. Il progetto prevedeva anche la possibilità di assumere i medici di medicina generale come dipendenti nelle Case di comunità.
Il rischio, ora, è che alcune strutture possano aprire senza personale sufficiente e senza servizi pienamente operativi. Da qui l’ipotesi di coinvolgere anche i professionisti ospedalieri per coprire una parte delle esigenze assistenziali sul territorio.
La sperimentazione in Veneto
L’utilizzo degli ospedalieri nelle Case di comunità è già oggetto di sperimentazione in Veneto. La misura, però, non è priva di polemiche, anche perché il problema della carenza di personale riguarda l’intero sistema sanitario pubblico. Il tema resta quindi delicato: da un lato la necessità di rendere operative le strutture finanziate dal Pnrr, dall’altro il rischio di aumentare la pressione su medici già impegnati negli ospedali.
Accordo con i medici di famiglia ancora lontano
Il Ministero della Salute punta anche a un nuovo Accordo collettivo nazionale in tempi rapidi. L’ipotesi prevede un debito orario di 6 ore settimanali nelle Case di comunità per i medici di famiglia. Al momento, però, l’intesa con la categoria non appare ancora vicina. Il confronto resta aperto, mentre il nodo centrale continua a essere quello del personale necessario per far funzionare davvero la nuova rete della sanità territoriale.

