Un western contemporaneo ambientato tra le campagne e le baraccopoli arse dal sole del Sud Italia per accendere i riflettori sulla piaga dello sfruttamento lavorativo e del caporalato.
È il cuore di "ARMS", il cortometraggio scritto e diretto dal regista molisano Francesco Luciani, sbarcato sulla piattaforma Produzioni dal Basso con una campagna di crowdfunding per completare le fasi di produzione e distribuzione. Lanciata da pochi giorni, la raccolta fondi ha già superato il 50% dell'obiettivo e rimarrà attiva per un altro mese, offrendo ai sostenitori ricompense come poster, accessi esclusivi al backstage e crediti nei titoli di coda.
La trama di "ARMS" si focalizza sulla storia di tre braccianti di origine africana — Brahim, Ali e Falilou — le cui giornate trascorrono alienanti tra fatiche estenuanti e paghe minime. Un improvviso malore scambiato dal caporale per un tentativo di fuga innescherà una reazione a catena fondata su tensione, sopravvivenza e riscatto.
La realizzazione dell'opera rappresenta anche un traguardo umano per il regista. Progettato originariamente nel 2021 su un terreno confiscato alla mafia a Borgo Mezzanone e sostenuto da Libera e Flai CGIL, il film si fermò proprio al primo giorno di set a causa di un grave incidente stradale in cui Luciani riportò la frattura di due vertebre. A distanza di anni, il regista — classe '88, nato al rione CEP di Campobasso, laureato in Economia e diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia — è tornato sul set per chiudere il cerchio: «ARMS vuole raccontare il caporalato attraverso il linguaggio del cinema neo-western — spiega Luciani — mettendo al centro la dignità delle persone e trasformando una realtà spesso invisibile in una storia capace di coinvolgere e far riflettere».
È il cuore di "ARMS", il cortometraggio scritto e diretto dal regista molisano Francesco Luciani, sbarcato sulla piattaforma Produzioni dal Basso con una campagna di crowdfunding per completare le fasi di produzione e distribuzione. Lanciata da pochi giorni, la raccolta fondi ha già superato il 50% dell'obiettivo e rimarrà attiva per un altro mese, offrendo ai sostenitori ricompense come poster, accessi esclusivi al backstage e crediti nei titoli di coda.
Caporalato e cinema di genere: al via il crowdfunding per "ARMS"
L'idea del film nasce da una visita esplorativa di Luciani tra la baraccopoli di Borgo Mezzanone e l'area di Candela, nel Foggiano, un territorio segnato dalle drammatiche condizioni di vita di migliaia di braccianti. Nonostante i passi avanti della Legge 199 del 2016, i dati del VII Rapporto Agromafie dell'Osservatorio Placido Rizzotto-Flai CGIL descrivono una realtà ancora critica: oltre 200.000 i lavoratori agricoli irregolari nel Paese (circa il 30% del totale del comparto), a cui si somma il triste bilancio delle mortali sul lavoro (150 stimate da Inail nel 2024), numeri pesantemente condizionati dall'ampia fascia di lavoro sommerso.La trama di "ARMS" si focalizza sulla storia di tre braccianti di origine africana — Brahim, Ali e Falilou — le cui giornate trascorrono alienanti tra fatiche estenuanti e paghe minime. Un improvviso malore scambiato dal caporale per un tentativo di fuga innescherà una reazione a catena fondata su tensione, sopravvivenza e riscatto.
La realizzazione dell'opera rappresenta anche un traguardo umano per il regista. Progettato originariamente nel 2021 su un terreno confiscato alla mafia a Borgo Mezzanone e sostenuto da Libera e Flai CGIL, il film si fermò proprio al primo giorno di set a causa di un grave incidente stradale in cui Luciani riportò la frattura di due vertebre. A distanza di anni, il regista — classe '88, nato al rione CEP di Campobasso, laureato in Economia e diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia — è tornato sul set per chiudere il cerchio: «ARMS vuole raccontare il caporalato attraverso il linguaggio del cinema neo-western — spiega Luciani — mettendo al centro la dignità delle persone e trasformando una realtà spesso invisibile in una storia capace di coinvolgere e far riflettere».

