Il Comune di Atrani ha aderito al ricorso al TAR Lazio contro il provvedimento nazionale relativo alla classificazione dei Comuni montani.
A questa iniziativa hanno aderito numerosi Comuni italiani di diverse regioni, tra cui Altavilla Silentina, Buggerru, Craco, Pollica, Vibonati, Rodì Milici, Girasole, Quaregna Cerreto, Tergu, Benestare, Caloveto, Castellammare del Golfo, Gaggi, Sapri, Occhieppo Inferiore, Senise, Sant’Arcangelo, Olbia, Nova Siri, Carlentini, Rotondella, Tursi, Belcastro e Atrani. Questo ampio sostegno testimonia la portata del problema, che penalizza diversi territori a causa dei criteri stabiliti dal nuovo regolamento.
La decisione di Atrani nasce dall’intento di tutelare il territorio e garantire una corretta rappresentazione delle sue condizioni geomorfologiche, infrastrutturali e socio-economiche. Non si tratta semplicemente di salvaguardare un’etichetta amministrativa, ma di ottenere un riconoscimento oggettivo delle caratteristiche peculiari di un territorio unico e complesso. Atrani, il più piccolo Comune d’Italia con soli 0,12 km² di superficie, è infatti completamente immerso tra i Comuni montani di Amalfi, Ravello e Scala, condividendo con essi elementi morfologici e strutturali identici.
Già nei mesi scorsi, l’Amministrazione comunale aveva segnalato al Ministero per gli Affari Regionali e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri l’incongruenza generata dall’applicazione automatica di parametri rigidi basati esclusivamente sull’altitudine media e sulla pendenza. In quella sede era stato evidenziato come Atrani si trovi circondato da oltre 28 km² di territorio montano e condivida le stesse vulnerabilità infrastrutturali e ambientali di questi territori; tuttavia, paradossalmente figura come l’unico Comune escluso dalla classificazione montana.
L’utilizzo di criteri strettamente statistici rischia di occultare la complessità reale dei territori cosiddetti verticali, caratterizzati da una conformazione fisica ardua, difficoltà di accessibilità ed elevato rischio idrogeologico. È un problema comune a tutta la Costiera Amalfitana e particolarmente sentito ad Atrani.
La scelta di aderire al ricorso nasce da principi di equità istituzionale e correttezza amministrativa. L’obiettivo non è ottenere privilegi o trattamenti speciali, ma esigere un riconoscimento equo delle reali condizioni del territorio e delle sfide quotidiane affrontate dalla comunità locale. L’essenza della montanità va ben oltre l’altitudine: deve considerare le fragilità territoriali, l’accessibilità limitata, la sostenibilità dei servizi essenziali e i rischi naturali che influenzano profondamente la vita delle comunità.
Il Comune di Atrani continuerà a sostenere questa battaglia con determinazione e spirito costruttivo nelle sedi competenti con l’auspicio che le politiche pubbliche diventino sempre più aderenti alla realtà dei territori, superando automatismi statistici che rischiano di produrre gravi ingiustizie.
Classificazione dei comuni montani: il Comune di Atrani aderisce al ricorso al TAR Lazio
Il Comune di Atrani ha ufficialmente aderito al ricorso presentato dinanzi al TAR Lazio contro il nuovo provvedimento nazionale relativo alla classificazione dei Comuni montani. L'azione legale è stata predisposta dall’Avv. Lorenzo Lentini e appoggiata da ASMEL, l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali, che ha avviato un’azione collettiva in difesa dei Comuni esclusi dalla nuova classificazione.A questa iniziativa hanno aderito numerosi Comuni italiani di diverse regioni, tra cui Altavilla Silentina, Buggerru, Craco, Pollica, Vibonati, Rodì Milici, Girasole, Quaregna Cerreto, Tergu, Benestare, Caloveto, Castellammare del Golfo, Gaggi, Sapri, Occhieppo Inferiore, Senise, Sant’Arcangelo, Olbia, Nova Siri, Carlentini, Rotondella, Tursi, Belcastro e Atrani. Questo ampio sostegno testimonia la portata del problema, che penalizza diversi territori a causa dei criteri stabiliti dal nuovo regolamento.
La decisione di Atrani nasce dall’intento di tutelare il territorio e garantire una corretta rappresentazione delle sue condizioni geomorfologiche, infrastrutturali e socio-economiche. Non si tratta semplicemente di salvaguardare un’etichetta amministrativa, ma di ottenere un riconoscimento oggettivo delle caratteristiche peculiari di un territorio unico e complesso. Atrani, il più piccolo Comune d’Italia con soli 0,12 km² di superficie, è infatti completamente immerso tra i Comuni montani di Amalfi, Ravello e Scala, condividendo con essi elementi morfologici e strutturali identici.
Già nei mesi scorsi, l’Amministrazione comunale aveva segnalato al Ministero per gli Affari Regionali e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri l’incongruenza generata dall’applicazione automatica di parametri rigidi basati esclusivamente sull’altitudine media e sulla pendenza. In quella sede era stato evidenziato come Atrani si trovi circondato da oltre 28 km² di territorio montano e condivida le stesse vulnerabilità infrastrutturali e ambientali di questi territori; tuttavia, paradossalmente figura come l’unico Comune escluso dalla classificazione montana.
L’utilizzo di criteri strettamente statistici rischia di occultare la complessità reale dei territori cosiddetti verticali, caratterizzati da una conformazione fisica ardua, difficoltà di accessibilità ed elevato rischio idrogeologico. È un problema comune a tutta la Costiera Amalfitana e particolarmente sentito ad Atrani.
La scelta di aderire al ricorso nasce da principi di equità istituzionale e correttezza amministrativa. L’obiettivo non è ottenere privilegi o trattamenti speciali, ma esigere un riconoscimento equo delle reali condizioni del territorio e delle sfide quotidiane affrontate dalla comunità locale. L’essenza della montanità va ben oltre l’altitudine: deve considerare le fragilità territoriali, l’accessibilità limitata, la sostenibilità dei servizi essenziali e i rischi naturali che influenzano profondamente la vita delle comunità.
Il Comune di Atrani continuerà a sostenere questa battaglia con determinazione e spirito costruttivo nelle sedi competenti con l’auspicio che le politiche pubbliche diventino sempre più aderenti alla realtà dei territori, superando automatismi statistici che rischiano di produrre gravi ingiustizie.

