Il comparto artigiano della provincia di Salerno affronta una fase di marcata contrazione, fotografata dai dati ufficiali dell'Area Studi CNA su base Istat e denunciata dai vertici dell'associazione di categoria.
La percentuale delle imprese artigiane sul totale delle attività provinciali si attesta infatti al 17,3%, un valore sensibilmente inferiore alla media nazionale del 21,5%. Sebbene il territorio salernitano registri performance migliori rispetto alle aree metropolitane di Napoli e Caserta, si colloca alle spalle di Avellino e Benevento, confermando un impoverimento progressivo dell'ossatura produttiva locale.
Le cause principali di questa flessione risiedono nel mancato ricambio generazionale, nell'invecchiamento dei titolari d'azienda, nella crescente carenza di figure tecniche specializzate e nei costi fissi stringenti, accresciuti dalla necessità di investire nella transizione digitale e dalla pressione burocratica.
Di fronte a questo scenario, la direttrice Simona Paolillo e il presidente provinciale Antonio Citro sollecitano un piano d'azione congiunto con le istituzioni territoriali, la scuola e la Regione Campania per difendere il valore del Made in Campania. La ricetta proposta da CNA punta sul rilancio dei percorsi formativi tecnico-professionali per riavvicinare i giovani ai mestieri manuali, su linee di credito dedicate, sul sostegno alla digitalizzazione delle micro-imprese e sulla tutela delle botteghe storiche situate nei centri urbani, oltre a un'attesa revisione della normativa di settore che sappia riadattare i requisiti burocratici alle reali esigenze del mercato attuale.
La percentuale delle imprese artigiane sul totale delle attività provinciali si attesta infatti al 17,3%, un valore sensibilmente inferiore alla media nazionale del 21,5%. Sebbene il territorio salernitano registri performance migliori rispetto alle aree metropolitane di Napoli e Caserta, si colloca alle spalle di Avellino e Benevento, confermando un impoverimento progressivo dell'ossatura produttiva locale.
Allarme CNA a Salerno: l'artigianato perde terreno
La crisi colpisce in modo significativo anche il fronte occupazionale, dove gli addetti dell'artigianato rappresentano appena il 12,1% del totale della forza lavoro, contro un dato nazionale del 13,4%. Un quadro reso ancora più complesso dall'andamento dell'ultimo decennio, che ha visto il territorio salernitano perdere più di tre punti percentuali nell'incidenza delle imprese e ben quattro punti sui livelli di impiego.Le cause principali di questa flessione risiedono nel mancato ricambio generazionale, nell'invecchiamento dei titolari d'azienda, nella crescente carenza di figure tecniche specializzate e nei costi fissi stringenti, accresciuti dalla necessità di investire nella transizione digitale e dalla pressione burocratica.
Di fronte a questo scenario, la direttrice Simona Paolillo e il presidente provinciale Antonio Citro sollecitano un piano d'azione congiunto con le istituzioni territoriali, la scuola e la Regione Campania per difendere il valore del Made in Campania. La ricetta proposta da CNA punta sul rilancio dei percorsi formativi tecnico-professionali per riavvicinare i giovani ai mestieri manuali, su linee di credito dedicate, sul sostegno alla digitalizzazione delle micro-imprese e sulla tutela delle botteghe storiche situate nei centri urbani, oltre a un'attesa revisione della normativa di settore che sappia riadattare i requisiti burocratici alle reali esigenze del mercato attuale.

