Un'imponente ondata di dissenso civile sta travolgendo le scrivanie della sanità campana. In appena sette giorni, il Comitato Civico "Obiettivo Ospedale" ha raccolto quasi dodicimila sottoscrizioni per esigere il ripristino immediato delle funzioni d'emergenza del nosocomio di Agropoli.
Una mobilitazione partita dai gazebo del centro e dilagata rapidamente in tutto il comprensorio cilentano, unendo cittadini e amministratori locali in un unico coro di protesta contro lo smantellamento dei servizi sanitari essenziali come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
In un territorio morfologicamente difficile come il Cilento, dove i collegamenti stradali sono spesso precari, la chiusura dei reparti di emergenza ad Agropoli ha allungato i tempi di intervento oltre i limiti della sicurezza. La pressione popolare punta ora a far valere il diritto alla salute su quello dei tagli di spesa, chiedendo che l'azienda sanitaria locale adegui il proprio piano operativo alle reali necessità di un bacino d'utenza vastissimo. Con il conteggio delle firme ancora in corso nei comuni limitrofi, il mandato politico e sociale ricevuto dal Comitato si preannuncia come un ostacolo difficile da ignorare per i decisori regionali.
Una mobilitazione partita dai gazebo del centro e dilagata rapidamente in tutto il comprensorio cilentano, unendo cittadini e amministratori locali in un unico coro di protesta contro lo smantellamento dei servizi sanitari essenziali come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Agropoli, in 12mila firmano per il Pronto Soccorso
La rivendicazione non è solo una protesta di piazza, ma una battaglia legale e tecnica basata sulla programmazione regionale del 2018. Il nucleo della contesa riguarda il riconoscimento della struttura come presidio in "zona disagiata": una classificazione che obbligherebbe le autorità a riattivare i reparti salvavita e, soprattutto, un pronto soccorso pienamente operativo. Secondo Lucia Grambone, alla guida del movimento, il successo della raccolta firme dimostra che la comunità non è più disposta a tollerare che la sicurezza dei residenti sia messa a rischio da logiche di ridimensionamento burocratico.In un territorio morfologicamente difficile come il Cilento, dove i collegamenti stradali sono spesso precari, la chiusura dei reparti di emergenza ad Agropoli ha allungato i tempi di intervento oltre i limiti della sicurezza. La pressione popolare punta ora a far valere il diritto alla salute su quello dei tagli di spesa, chiedendo che l'azienda sanitaria locale adegui il proprio piano operativo alle reali necessità di un bacino d'utenza vastissimo. Con il conteggio delle firme ancora in corso nei comuni limitrofi, il mandato politico e sociale ricevuto dal Comitato si preannuncia come un ostacolo difficile da ignorare per i decisori regionali.

