A Salerno il calendario si ferma ogni volta che scatta il 24 maggio, una data che dal 1999 incarna il lutto cittadino più doloroso e assurdo della storia recente locale. Esattamente ventisette anni fa, le prime luci dell'alba illuminarono l'epilogo di un incubo: il convoglio ferroviario straordinario, organizzato per riportare a casa oltre 1500 sostenitori granata dalla trasferta di Piacenza, fece il suo ingresso nella stazione ferroviaria di Salerno completamente avvolto da fiamme devastanti e fumo nero, trasformando una giornata di delusione sportiva in una carneficina.
Il dramma prese corpo il giorno precedente, a seguito del pareggio sul campo del Piacenza che sancì l'ufficiale retrocessione della Salernitana in Serie B. Gli animi esacerbati dal verdetto del campo e una gestione dell'ordine pubblico rivelatasi carente – con appena dodici agenti a scortare un serpentone di sedici carrozze – trasformarono il viaggio di ritorno in un'escalation di puro vandalismo.
Lungo i binari che attraversavano l'Italia si registrarono assalti ai punti di ristoro, devastazioni degli arredi interni e fitte sassate contro le stazioni di transito e le abitazioni civili, costringendo i macchinisti a continui stop forzati dovuti all'attivazione indebita dei freni di sicurezza.
Il punto di non ritorno fu toccato nel cuore della notte, all'interno del lungo tunnel della galleria Santa Lucia, a pochissimi chilometri dall'arrivo a Salerno. Nel vagone numero cinque divampò un violento incendio, innescato con ogni probabilità dall'accensione dolosa di materiale pirotecnico. L'intento di alcuni teppisti era quello di creare un diversivo fumogeno per fuggire ai controlli una volta giunti a destinazione, ma l'effetto combinato delle correnti d'aria della galleria e l'improvviso blocco d'emergenza del treno trasformarono la carrozza in una trappola mortale.
Mentre centinaia di passeggeri si lanciavano dai finestrini in corsa per scampare all'asfissia, i quattro giovani salernitani vennero rapidamente sopraffatti dalle esalazioni tossiche prima che il fuoco consumasse l'intera struttura.
I successivi sviluppi giudiziari individuarono i responsabili materiali del disastro, portando alla condanna di tre persone con pene detentive pesanti. Quella tragedia segnò la fine dell'era dei treni speciali gratuiti concessi alle tifoserie calcistiche da parte delle Ferrovie dello Stato. Nel 2026, la memoria di Simone, Ciro, Enzo e Giuseppe resta scolpita nel cuore della comunità salernitana, un monito perenne contro la follia e la violenza che nulla hanno a che fare con la passione sportiva.
Ventisette anni fa la tragedia del treno
Nel rogo persero la vita quattro giovanissimi: Ciro Alfieri di soli 16 anni, Giuseppe Diodato di 21, Vincenzo Lioi di 15 e il ventiduenne Simone Vitale, quest'ultimo figlio di un noto giornalista salernitano che dovette compiere il tragico riconoscimento sul binario.Il dramma prese corpo il giorno precedente, a seguito del pareggio sul campo del Piacenza che sancì l'ufficiale retrocessione della Salernitana in Serie B. Gli animi esacerbati dal verdetto del campo e una gestione dell'ordine pubblico rivelatasi carente – con appena dodici agenti a scortare un serpentone di sedici carrozze – trasformarono il viaggio di ritorno in un'escalation di puro vandalismo.
Lungo i binari che attraversavano l'Italia si registrarono assalti ai punti di ristoro, devastazioni degli arredi interni e fitte sassate contro le stazioni di transito e le abitazioni civili, costringendo i macchinisti a continui stop forzati dovuti all'attivazione indebita dei freni di sicurezza.
Il punto di non ritorno fu toccato nel cuore della notte, all'interno del lungo tunnel della galleria Santa Lucia, a pochissimi chilometri dall'arrivo a Salerno. Nel vagone numero cinque divampò un violento incendio, innescato con ogni probabilità dall'accensione dolosa di materiale pirotecnico. L'intento di alcuni teppisti era quello di creare un diversivo fumogeno per fuggire ai controlli una volta giunti a destinazione, ma l'effetto combinato delle correnti d'aria della galleria e l'improvviso blocco d'emergenza del treno trasformarono la carrozza in una trappola mortale.
Mentre centinaia di passeggeri si lanciavano dai finestrini in corsa per scampare all'asfissia, i quattro giovani salernitani vennero rapidamente sopraffatti dalle esalazioni tossiche prima che il fuoco consumasse l'intera struttura.
I successivi sviluppi giudiziari individuarono i responsabili materiali del disastro, portando alla condanna di tre persone con pene detentive pesanti. Quella tragedia segnò la fine dell'era dei treni speciali gratuiti concessi alle tifoserie calcistiche da parte delle Ferrovie dello Stato. Nel 2026, la memoria di Simone, Ciro, Enzo e Giuseppe resta scolpita nel cuore della comunità salernitana, un monito perenne contro la follia e la violenza che nulla hanno a che fare con la passione sportiva.

