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Spagna fuori dalla NATO per colpa di Trump? Ecco cosa prevede il Trattato Atlantico e il precedente delle Isole Falkland

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Alessia Benincasa04/24/2026
Spagna fuori dalla NATO per colpa di Donald Trump? Ecco cosa prevede il Trattato Atlantico e il precedente delle Isole Falkland.

Spagna fuori dalla NATO? Ecco cosa prevede il Trattato Atlantico e il precedente delle Isole Falkland

Una recente mail riservata del Pentagono, rivelata da un funzionario anonimo a Reuters, ipotizza una possibile espulsione della Spagna dalla NATO. La posizione della Spagna, guidata dal premier Pedro Sánchez, si è rivelata particolarmente critica nei confronti dell'operazione militare guidata dagli Stati Uniti di Donald Trump, in alleanza con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, contro l'Iran. Madrid avrebbe rifiutato concessioni cruciali, come i diritti di sorvolo e l'accesso logistico. Ma è realmente possibile per gli USA espellere un membro dall'Alleanza Atlantica?

Un’Alleanza volontaria: cosa stabilisce il diritto internazionale

Secondo il Trattato del Nord Atlantico firmato nel 1949, non esiste alcun meccanismo formale per l'espulsione di un Paese membro. La NATO è un’alleanza fondata sulla volontarietà: i membri possono decidere autonomamente di aderire o di lasciare l’organizzazione. L'articolo 13 del Trattato consente ai Paesi di recedere unilateralmente, notificando la decisione agli Stati Uniti, che ne sono i depositari. Da quel momento, il recesso diventa effettivo dopo un periodo di dodici mesi, senza necessità di ulteriori votazioni o passaggi procedurali.

L'attivazione dell'articolo 5, relativo alla difesa collettiva, viene inoltre prevista solo in caso di aggressione a uno Stato membro, non per altre ragioni, come controversie politiche o divergenze riguardo a operazioni militari.

Le leve di pressione informali

L’assenza di una clausola d’espulsione formale non significa che manchino strumenti per isolare o penalizzare un membro "difficile". Tra queste opzioni figurano la riduzione delle attività congiunte, la limitazione dell’accesso alle informazioni sensibili o persino l’esclusione da missioni strategiche. Tuttavia, queste misure non implicano la perdita dello status ufficiale di membro all'interno dell'Alleanza. Un eventuale cambiamento del trattato, per includere tali disposizioni, richiederebbe l’unanimità dei consensi da parte degli Stati membri, incluso quello dello stesso Paese oggetto della revisione.

Un'analisi politica: le tensioni con la Spagna e le Isole Falkland

Secondo indiscrezioni, tra le possibili sanzioni verso la Spagna si ipotizza non soltanto una "sospensione informale" all'interno della NATO, ma anche lo stop al tradizionale appoggio degli USA al Regno Unito nella disputa con l’Argentina sulle Isole Falkland. Questa ritorsione vedrebbe Washington cercare di smuovere Madrid dalla sua posizione contro le operazioni militari nello Stretto di Hormuz.

Precedenti storici: Francia e Grecia

Anche se in 77 anni di storia nessuno Stato ha formalmente lasciato la NATO, esistono episodi rilevanti. Nel 1966, sotto la presidenza di Charles de Gaulle, la Francia abbandonò la struttura militare integrata dell'Alleanza ma senza recedere dal trattato. In seguito alla richiesta francese, le basi e i comandi NATO vennero rimossi dal Paese e spostati a Bruxelles. Tuttavia, nel 2009, sotto Nicolas Sarkozy, Parigi è rientrata a pieno titolo nella struttura militare.

Un caso simile coinvolse la Grecia nel 1974: all’indomani della crisi di Cipro, Atene uscì dal comando integrato, salvo poi rientrarvi sei anni più tardi. Questi esempi dimostrano la complessità delle relazioni all’interno dell'Alleanza: la rottura può essere formalizzata solo dalle stesse nazioni che scelgono volontariamente di ritirarsi.

In conclusione, nonostante le tensioni diplomatiche create dalle diverse posizioni su temi delicati come i conflitti internazionali, non esistono strumenti giuridici per espellere un Paese dalla NATO. Le uniche azioni possibili restano nel campo politico e operativo. Di certo, il caso sollevato dalla Spagna conferma come le dinamiche all'interno dell'Alleanza continuino a essere intricate e influenzate dalle agende politiche dei suoi membri.

Il caso Falkland

Il caso delle Isole Falkland sembra essere tornato sotto i riflettori, estendendo il confronto diplomatico agli alleati occidentali. In una mail interna dal Pentagono, Washington ha messo Londra nel mirino, suggerendo di riconsiderare il supporto diplomatico degli Stati Uniti verso “possedimenti imperiali” europei di lunga data, citando come esempio le Isole Falkland. Downing Street ha reagito immediatamente, ribadendo che la sovranità delle isole “appartiene al Regno Unito”. Un portavoce ha sottolineato che gli abitanti delle Falkland hanno espresso chiaramente, attraverso un voto schiacciante, la volontà di mantenere lo status di territorio britannico d’oltremare. Londra ha riaffermato la propria posizione, sottolineando il diritto all’autodeterminazione degli isolani come prioritario.

Secondo Downing Street, questa convinzione è stata espressa costantemente alle varie amministrazioni statunitensi e non ci saranno cambiamenti su tale questione. Sebbene gli Stati Uniti abbiano in passato riconosciuto l'amministrazione di fatto delle isole da parte del Regno Unito, non hanno mai preso una posizione ufficiale sulla loro sovranità. Le Isole Falkland, chiamate Malvinas in Argentina, sono collocate a notevole distanza dal Regno Unito, circa 8.000 miglia, ma a soli 300 miglia dalla costa argentina.

L’Argentina rivendica da lungo tempo il possesso delle isole, considerate un territorio britannico d’oltremare nell’Atlantico meridionale. Nel 1982 i due Paesi giunsero allo scontro armato dopo l’invasione delle isole da parte delle forze argentine, evento che ha segnato una delle pagine più controverse nella storia delle relazioni internazionali tra i due Stati.
#Spagna #Nato #Donald Trump

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