Il sindaco Vincenzo Sessa ed altri 12 imputati sono stati assolti in quando il fatto non sussiste: le ipotesi di reato contestate dall'accusa erano truffa e tentata truffa in relazione alla realizzazione di un sito di compostaggio a Fisciano. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Tra gli indagati figuravano l'attuale primo cittadino Vincenzo Sessa, gli assessori Giovanni Scafuri, Nicola Ruggiero, Anna D'Auria, Maria Grazia Farina e Antonio Pierri. Poi ancora Paolo Tolentino, Marina Scala e Mauro Vincenti (componenti del gruppo istruttore della Regione Campania), Andrea Pirone (presidente della società Fisciano Sviluppo), Alessandro Scovotto (tecnico incaricato di redigere il progetto preliminare per la realizzazione del sito), Pio Masucci (responsabile unico del procedimento del Comune di Fisciano) e Giuseppe Vertullo (responsabile dell'ufficio tecnico dell'ente).
Nessun inganno dunque dietro quel progetto mai realizzato nell'area industriale del comune. Le ipotesi di reato contestate dall'accusa erano truffa e tentata truffa, con fatti che si riferivano al periodo tra il 2017 e il 2019. L'inchiesta partì dopo una serie di denunce arrivate da alcuni comitati. Al centro appunto la realizzazione dell'impianto a Prignano. Secondo l'accusa, la Regione Campania sarebbe stata indotta in errore a versare al Comune circa 1.950.000 come anticipo su una somma complessiva di 19.500.000. Di questi solo 982.397 versati dal Comune alla Fisciano Sviluppo. Le contestazioni riguardavano alcuni dettagli del progetto con planimetria relativa ad altra zona ubicata a circa 2 chilometri di distanza e con posizionamento inesatto dell'impianto in modo che la falsa collocazione comportasse una valutazione ambientale più favorevole.
Realizzazione del sito di compostaggio a Fisciano: assolti il sindaco Vincenzo Sessa e altri 12 imputati
Nessuna truffa né speculazione immobiliare dietro il progetto di realizzazione di un sito di compostaggio a Fisciano: il Tribunale monocratico di Nocera Inferiore ha assolto il sindaco Vincenzo Sessa e tutti gli altri 12 imputati perché il fatto non sussiste.Tra gli indagati figuravano l'attuale primo cittadino Vincenzo Sessa, gli assessori Giovanni Scafuri, Nicola Ruggiero, Anna D'Auria, Maria Grazia Farina e Antonio Pierri. Poi ancora Paolo Tolentino, Marina Scala e Mauro Vincenti (componenti del gruppo istruttore della Regione Campania), Andrea Pirone (presidente della società Fisciano Sviluppo), Alessandro Scovotto (tecnico incaricato di redigere il progetto preliminare per la realizzazione del sito), Pio Masucci (responsabile unico del procedimento del Comune di Fisciano) e Giuseppe Vertullo (responsabile dell'ufficio tecnico dell'ente).
Nessun inganno dunque dietro quel progetto mai realizzato nell'area industriale del comune. Le ipotesi di reato contestate dall'accusa erano truffa e tentata truffa, con fatti che si riferivano al periodo tra il 2017 e il 2019. L'inchiesta partì dopo una serie di denunce arrivate da alcuni comitati. Al centro appunto la realizzazione dell'impianto a Prignano. Secondo l'accusa, la Regione Campania sarebbe stata indotta in errore a versare al Comune circa 1.950.000 come anticipo su una somma complessiva di 19.500.000. Di questi solo 982.397 versati dal Comune alla Fisciano Sviluppo. Le contestazioni riguardavano alcuni dettagli del progetto con planimetria relativa ad altra zona ubicata a circa 2 chilometri di distanza e con posizionamento inesatto dell'impianto in modo che la falsa collocazione comportasse una valutazione ambientale più favorevole.

