Sesso e denaro per ottenere la carta d'identità a Napoli: gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati 120 persone. Lo riporta Il Mattino.
L'indagine ruota attorno a sospetti di associazione a delinquere per produzione di documenti falsi, corruzione e favoreggiamento dell'immigrazione irregolare. 120 persone sono finite nel mirino della giustizia, tra cui almeno sei funzionari pubblici (quattro già in pensione). Il meccanismo ipotizzato dalla Procura prevedeva lo scambio di denaro per facilitare il rilascio di carte d'identità, utili per accedere ai servizi sanitari o per mantenere il permesso di soggiorno, in favore di cittadini di origine bengalese e romena. La "tariffa" variava tra i 30 e i 50 euro per pratica, a seconda della complessità del caso.
Ma c’è di peggio. Secondo le indagini, alcuni funzionari comunali avrebbero richiesto anche favori sessuali alle utenti in difficoltà. In almeno cinque casi documentati, un dipendente pubblico avrebbe preteso rapporti sessuali da alcune donne per velocizzare la pratica del cambio di residenza.
L’inchiesta, diretta dai pubblici ministeri Ciro Capasso e Luigi Landolfi sotto il coordinamento della procuratrice aggiunta Giuseppina Loreto, si è concentrata su due uffici anagrafici nella seconda e terza municipalità, più precisamente in piazza Dante e via Lieti a Capodimonte. Grazie all’uso di microspie e telecamere installate negli uffici comunali, gli investigatori hanno raccolto prove che includono sia passaggi di denaro che altre evidenze. La scoperta è stata sconvolgente: un vero e proprio sistema ben organizzato per produrre documenti falsificati senza alcuna verifica dei requisiti sui richiedenti.
Le indagini hanno rivelato che più di cento individui avrebbero beneficiato delle irregolarità nei documenti. Alcuni funzionari implicati nelle indagini si sono ritirati dal loro incarico andando in pensione, mentre altri due sono stati trasferiti per scongiurare ulteriori illeciti. Tra i pubblici ufficiali indagati ci sono quattro uomini e una donna, compresi membri eletti della terza municipalità. Inoltre, è stato individuato anche un centro di assistenza fiscale (CAF) gestito da un immigrato, ritenuto dagli investigatori il collegamento centrale per procurare clienti al sistema illecito.
L’inchiesta ha già portato alla notifica degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, grazie al lavoro coordinato delle forze dell'ordine e alla collaborazione tra diverse istituzioni. Resta ora al vaglio l’intero sistema criminale che sembra aver trasformato alcuni uffici comunali in fabbriche di false identità, minando il buon funzionamento delle istituzioni pubbliche.
Anagrafe a Napoli: denaro e sesso per ottenere la carta d’identità, 120 indagati
Fino a venti persone dichiarate residenti nello stesso piccolo appartamento, spesso situato in un basso. Un'anomalia che non è passata inosservata. Anche in altre abitazioni civiche meno affollate, come quelle di 40 metri quadrati con cinque o sei occupanti, la situazione era decisamente irregolare. La polizia municipale e i carabinieri hanno così avviato un'inchiesta di vasta portata, sia per la quantità di persone coinvolte che per la gravità delle accuse.L'indagine ruota attorno a sospetti di associazione a delinquere per produzione di documenti falsi, corruzione e favoreggiamento dell'immigrazione irregolare. 120 persone sono finite nel mirino della giustizia, tra cui almeno sei funzionari pubblici (quattro già in pensione). Il meccanismo ipotizzato dalla Procura prevedeva lo scambio di denaro per facilitare il rilascio di carte d'identità, utili per accedere ai servizi sanitari o per mantenere il permesso di soggiorno, in favore di cittadini di origine bengalese e romena. La "tariffa" variava tra i 30 e i 50 euro per pratica, a seconda della complessità del caso.
Ma c’è di peggio. Secondo le indagini, alcuni funzionari comunali avrebbero richiesto anche favori sessuali alle utenti in difficoltà. In almeno cinque casi documentati, un dipendente pubblico avrebbe preteso rapporti sessuali da alcune donne per velocizzare la pratica del cambio di residenza.
L’inchiesta, diretta dai pubblici ministeri Ciro Capasso e Luigi Landolfi sotto il coordinamento della procuratrice aggiunta Giuseppina Loreto, si è concentrata su due uffici anagrafici nella seconda e terza municipalità, più precisamente in piazza Dante e via Lieti a Capodimonte. Grazie all’uso di microspie e telecamere installate negli uffici comunali, gli investigatori hanno raccolto prove che includono sia passaggi di denaro che altre evidenze. La scoperta è stata sconvolgente: un vero e proprio sistema ben organizzato per produrre documenti falsificati senza alcuna verifica dei requisiti sui richiedenti.
Le indagini hanno rivelato che più di cento individui avrebbero beneficiato delle irregolarità nei documenti. Alcuni funzionari implicati nelle indagini si sono ritirati dal loro incarico andando in pensione, mentre altri due sono stati trasferiti per scongiurare ulteriori illeciti. Tra i pubblici ufficiali indagati ci sono quattro uomini e una donna, compresi membri eletti della terza municipalità. Inoltre, è stato individuato anche un centro di assistenza fiscale (CAF) gestito da un immigrato, ritenuto dagli investigatori il collegamento centrale per procurare clienti al sistema illecito.
L’inchiesta ha già portato alla notifica degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, grazie al lavoro coordinato delle forze dell'ordine e alla collaborazione tra diverse istituzioni. Resta ora al vaglio l’intero sistema criminale che sembra aver trasformato alcuni uffici comunali in fabbriche di false identità, minando il buon funzionamento delle istituzioni pubbliche.

