Nuova e avvincente campagna di scavi archeologici nell'entroterra del Golfo di Policastro, dove l'équipe del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale (DiSPaC) dell'Ateneo salernitano ha riaperto il cantiere della memoria in località Laurelli, nel comune di Caselle in Pittari.
Il giacimento sotterraneo custodisce l'impianto urbano intatto di un antichissimo insediamento fortificato di epoca lucana, che stagione dopo stagione sta svelando la fitta rete di piazze, complessi residenziali privati, monumenti istituzionali e aree di culto.
Il focus principale delle ruspe storiche si concentrerà sull'esplorazione stratigrafica di un maestoso santuario pubblico che, nei precedenti sondaggi, aveva già regalato alla scienza manufatti votivi unici e straordinarie iscrizioni in lingua indigena, fondamentali per ricostruire l'assetto sociale del Mezzogiorno prima della dominazione romana.
La vera svolta della campagna in corso a Caselle in Pittari risiede però nell'approccio tecnologico e multidisciplinare adottato dai ricercatori. Le tradizionali attività di microscavo e catalogazione dei reperti saranno infatti potenziate da una fitta rete di collaborazioni scientifiche d'eccellenza.
Gli scienziati del Cnr-Imaa di Tito Scalo eseguiranno sofisticate prospezioni geofisiche e telerilevamenti del sottosuolo per mappare le strutture ancora sepolte senza intaccare il terreno, mentre gli esperti del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università "Federico II" di Napoli cureranno i rilievi geomorfologici e le analisi archeometriche per determinare la provenienza e la composizione dei materiali lapidei e ceramici rinvenuti.
Il giacimento sotterraneo custodisce l'impianto urbano intatto di un antichissimo insediamento fortificato di epoca lucana, che stagione dopo stagione sta svelando la fitta rete di piazze, complessi residenziali privati, monumenti istituzionali e aree di culto.
L'Università di Salerno riapre i maxi scavi a Caselle in Pittari
Le operazioni sul campo di quest'anno, autorizzate dal Ministero della Cultura sotto la rigida vigilanza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino e sostenute dal municipio, vedono impegnati decine di studenti, dottorandi e specializzandi. Il coordinamento scientifico è affidato agli archeologi Antonia Serritella, Michele Scafuro e Maria Luigia Rizzo.Il focus principale delle ruspe storiche si concentrerà sull'esplorazione stratigrafica di un maestoso santuario pubblico che, nei precedenti sondaggi, aveva già regalato alla scienza manufatti votivi unici e straordinarie iscrizioni in lingua indigena, fondamentali per ricostruire l'assetto sociale del Mezzogiorno prima della dominazione romana.
La vera svolta della campagna in corso a Caselle in Pittari risiede però nell'approccio tecnologico e multidisciplinare adottato dai ricercatori. Le tradizionali attività di microscavo e catalogazione dei reperti saranno infatti potenziate da una fitta rete di collaborazioni scientifiche d'eccellenza.
Gli scienziati del Cnr-Imaa di Tito Scalo eseguiranno sofisticate prospezioni geofisiche e telerilevamenti del sottosuolo per mappare le strutture ancora sepolte senza intaccare il terreno, mentre gli esperti del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università "Federico II" di Napoli cureranno i rilievi geomorfologici e le analisi archeometriche per determinare la provenienza e la composizione dei materiali lapidei e ceramici rinvenuti.

