La provincia di Salerno raggiunge un traguardo storico sul fronte dell'istruzione, agganciando stabilmente gli standard del Centro-Nord.
Con oltre 28mila alunni tra infanzia e primaria che frequentano le lezioni anche nel pomeriggio, il territorio supera nei numeri realtà consolidate come Bologna, Padova e Venezia. Tuttavia, proprio mentre il modello educativo si consolida come infrastruttura sociale per contrastare la dispersione scolastica, nel capoluogo esplode il caso del servizio refezione.
Nonostante il successo del modello, una recente delibera commissariale a Salerno città ha introdotto elementi che rischiano di frenare questa espansione. Il provvedimento stabilisce che il servizio mensa sarà attivo solo dal primo ottobre al 31 maggio, cancellando l’avvio anticipato di metà settembre che negli ultimi anni aveva sostenuto i genitori alla ripresa delle attività. Inoltre, viene introdotta una quota di 1,30 euro a pasto anche per la fascia ISEE più bassa, fino a seimila euro, che fino ad oggi beneficiava dell'esenzione totale.
Il malumore tra i residenti è palpabile, poiché le scelte dettate da esigenze di equilibrio finanziario colpiscono proprio le fasce sociali più fragili. Molte famiglie lamentano come lo slittamento del servizio e l'aumento dei costi rendano precario l'equilibrio tra tempi di vita e di lavoro. Il rischio concreto è che, mentre la provincia accelera verso standard d'eccellenza, le nuove rigidità introdotte nel capoluogo possano scoraggiare l'accesso a un modello educativo che finora è stato motore di crescita e inclusione per tutto il territorio
Con oltre 28mila alunni tra infanzia e primaria che frequentano le lezioni anche nel pomeriggio, il territorio supera nei numeri realtà consolidate come Bologna, Padova e Venezia. Tuttavia, proprio mentre il modello educativo si consolida come infrastruttura sociale per contrastare la dispersione scolastica, nel capoluogo esplode il caso del servizio refezione.
Scuola, il tempo pieno si scontra con il caro-mensa
I dati relativi all'anno scolastico 2026-2027 confermano una crescita strutturale della domanda, con un incremento significativo di iscritti soprattutto nella scuola primaria. Il sistema conta oggi oltre diecimila alunni alla primaria distribuiti in quasi seicento classi e quasi diciottomila bambini dell'infanzia. Questo allineamento con le province più avanzate d'Italia certifica la progressiva riduzione del divario storico e risponde alle esigenze delle famiglie lavoratrici, seguendo la linea di potenziamento tracciata anche dal Ministero dell'Istruzione.Nonostante il successo del modello, una recente delibera commissariale a Salerno città ha introdotto elementi che rischiano di frenare questa espansione. Il provvedimento stabilisce che il servizio mensa sarà attivo solo dal primo ottobre al 31 maggio, cancellando l’avvio anticipato di metà settembre che negli ultimi anni aveva sostenuto i genitori alla ripresa delle attività. Inoltre, viene introdotta una quota di 1,30 euro a pasto anche per la fascia ISEE più bassa, fino a seimila euro, che fino ad oggi beneficiava dell'esenzione totale.
Il malumore tra i residenti è palpabile, poiché le scelte dettate da esigenze di equilibrio finanziario colpiscono proprio le fasce sociali più fragili. Molte famiglie lamentano come lo slittamento del servizio e l'aumento dei costi rendano precario l'equilibrio tra tempi di vita e di lavoro. Il rischio concreto è che, mentre la provincia accelera verso standard d'eccellenza, le nuove rigidità introdotte nel capoluogo possano scoraggiare l'accesso a un modello educativo che finora è stato motore di crescita e inclusione per tutto il territorio

