Si è concluso ieri lunedì 6 luglio, a Salerno, il progetto Prisma ha visto la partecipazione di oltre 600 persone, la definizione di linee guida condivise e la creazione di una rete che unisce magistratura, sanità e centri antiviolenza. Lo riporta il Mattino.
Nei tre territori coinvolti, le reti antiviolenza hanno collaborato con vari soggetti interessati, formando oltre 600 persone e organizzando focus group specifici. Inoltre, le donne uscite da contesti di violenza hanno avuto l'opportunità di condividere le loro esperienze. L'assessora regionale alle Pari opportunità, Claudia Pecoraro, ha evidenziato che Prisma ha unito diverse realtà per rafforzare la rete antiviolenza. Questa rete multidisciplinare e multisettoriale permette una collaborazione stretta tra istituzioni e centri antiviolenza per garantire una tutela effettiva alle vittime. Il progetto ha creato un sistema integrato in cui tutte le parti sociali e istituzionali comprendono chiaramente i propri ruoli e sono tecnicamente preparate a supportare le donne nei loro percorsi.
L'aumento delle denunce di violenza di genere rappresenta un segno positivo di maggiore consapevolezza, nonostante vi sia anche un risvolto negativo legato al numero crescente dei casi. È importante riconoscere che oggi c'è una maggiore capacità di riconoscere quando la violenza deve essere denunciata, specialmente tra le donne che in passato accettavano di più certe situazioni. Si nota inoltre una trasformazione culturale: oggi anche le donne provenienti da culture diverse spesso denunciano episodi di violenza, segnalando un cambiamento importante e positivo.
Salerno, Prisma contro la violenza: una rete di supporto per donne e minori, concluso il progetto
Si è concluso ieri lunedì 6 luglio, a Salerno, il progetto Prisma ha visto la partecipazione di oltre 600 persone, la definizione di linee guida condivise e la creazione di una rete che unisce magistratura, sanità e centri antiviolenza. Promosso da Differenza Donna con il sostegno della presidenza del Consiglio dei ministri, l'iniziativa è stata avviata due anni fa coinvolgendo Campania, Lazio e Umbria. L'obiettivo era individuare, standardizzare e divulgare buone pratiche per fornire risposte immediate ed efficaci alle vittime di violenza domestica, creando una task force. Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna, ha sottolineato l'importanza del progetto: "I numeri dimostrano quanto sia stato utile". Dopo una condanna della Cedu, la necessità più urgente in Italia è consolidare una rete integrata. Questo significa coinvolgere centri antiviolenza, sistema giudiziario, operatori sociosanitari e forze dell'ordine. Paradossalmente, sebbene l'Italia disponga di una normativa avanzata per la protezione delle vittime di violenza, fatica a metterla in pratica.Nei tre territori coinvolti, le reti antiviolenza hanno collaborato con vari soggetti interessati, formando oltre 600 persone e organizzando focus group specifici. Inoltre, le donne uscite da contesti di violenza hanno avuto l'opportunità di condividere le loro esperienze. L'assessora regionale alle Pari opportunità, Claudia Pecoraro, ha evidenziato che Prisma ha unito diverse realtà per rafforzare la rete antiviolenza. Questa rete multidisciplinare e multisettoriale permette una collaborazione stretta tra istituzioni e centri antiviolenza per garantire una tutela effettiva alle vittime. Il progetto ha creato un sistema integrato in cui tutte le parti sociali e istituzionali comprendono chiaramente i propri ruoli e sono tecnicamente preparate a supportare le donne nei loro percorsi.
L'impegno
Tra i partner istituzionali figura anche la Procura della Repubblica di Salerno. Al convegno conclusivo a Palazzo Sant'Agostino erano presenti procuratori aggiunti come Rocco Alfano e Maurizio Cardea, insieme al procuratore Raffaele Cantone. Cantone ha sottolineato l'impegno della Procura di Salerno in questo ambito, con una sezione dedicata attivamente ai reati di codice rosso, che rappresentano un significativo impegno per l’ufficio.L'aumento delle denunce di violenza di genere rappresenta un segno positivo di maggiore consapevolezza, nonostante vi sia anche un risvolto negativo legato al numero crescente dei casi. È importante riconoscere che oggi c'è una maggiore capacità di riconoscere quando la violenza deve essere denunciata, specialmente tra le donne che in passato accettavano di più certe situazioni. Si nota inoltre una trasformazione culturale: oggi anche le donne provenienti da culture diverse spesso denunciano episodi di violenza, segnalando un cambiamento importante e positivo.

