A Portici riemerge uno dei casi più discussi degli ultimi anni: la vicenda della pizzeria chiusa per le cosiddette “percezioni olfattive moleste”. Ora la Procura di Napoli ha disposto il rinvio a giudizio di un carabiniere, accusato di tentata violenza privata continuata. Secondo l’impianto accusatorio, il militare avrebbe più volte esercitato pressioni sui titolari affinché chiudessero l’attività.
La vicenda della pizzeria Danese
Tutto ha origine all’inizio del 2025, quando la pizzeria Danese – gestita da Grazia Ardito e Mario Danese – fu costretta alla chiusura su disposizione dell’ASL.
Il provvedimento era legato alle segnalazioni di alcuni residenti, che lamentavano odori ritenuti fastidiosi. Da qui la definizione tecnica di “percezioni olfattive moleste”.
I titolari, in risposta, affissero un cartello diventato virale: “Chiuso per puzza di pizza”, trasformando la vicenda in un caso mediatico nazionale.
Le accuse al carabiniere
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il militare – facendo leva sul proprio ruolo – avrebbe intimato più volte ai gestori di cessare l’attività, in un arco temporale che va dal 2022 al settembre 2025.
La Procura ha ritenuto questi comportamenti sufficienti per configurare il reato contestato. L’udienza predibattimentale è fissata per il 17 settembre davanti al Tribunale di Napoli.
Una vicenda tra giustizia e politica
Il caso non si è fermato agli aspetti giudiziari, ma ha avuto anche forti risvolti politici. Dopo la chiusura, l’attività fu riaperta grazie all’intervento dell’allora sindaco di Portici Vincenzo Cuomo.
Ne seguì un acceso confronto istituzionale con Carmela Rescigno, all’epoca presidente della Commissione regionale Anticamorra, trasformando la vicenda in un vero caso politico regionale.
Dall’investimento al caso mediatico
La pizzeria era nata grazie a un finanziamento del progetto “Resto al Sud”, promosso da Invitalia, rappresentando un esempio di imprenditoria giovanile.
La chiusura e le successive polemiche hanno però acceso i riflettori su un tema più ampio: il delicato equilibrio tra attività commerciali, vivibilità urbana e regolamentazioni sanitarie.

