Sotto shock anche Salerno e provincia per la morte di Paolo Cirino Pomicio: a piangerlo molti ex democristiani che con lui avevano vissuto un pezzo di stagione politica. Lo riporta Il Mattino.
Anche il padre del consigliere regionale Giovanni Maria Cuofano era molto amico di Pomicino. Si candidarono alla Camera dei Deputati nel 1976, per la prima volta insieme: "Cirino Pomicino era già un giovane medico affermato e a Napoli era molto popolare e godeva dell'appoggio delle associazioni, dell'ordine dei medici e del mondo universitario oltre che del Cardarelli dove lavorava. Questo si trasformò da subito in un consenso elettorale che superò tutte le più rosee prospettive. Con Gava e Scotti si creò una competizione elettorale che portò i tre a sfiorare sempre, e a volte a superare anche le centomila preferenze. Erano altri tempi e la politica aveva un senso ed una nobiltà che ora, purtroppo, è scomparsa. E Pomicino incarnava questo perbenismo e questa grande capacità di essere un uomo di potere, grande potere, ma di restare umile e popolare incarnando i veri ideali del democratico cristiano. Non è un caso che il suo rapporto con Giulio Andreotti fosse un rapporto di grande fiducia".
Inoltre anche Guido Milanese aveva un buon rapporto con lui e lo vuole ricordare così: "Eravamo anche colleghi medici e di specializzazione. È stato proprio all'università, alla specializzazione in neuropsichiatria che ho conosciuto per la prima volta Cirino Pomicino. Lui era più avanti di me, era già incamminato sulla strada dell'affermazione universitaria e poi del successo politico. Era una personalità a tutto tondo. Da medico aveva una competenza finanziaria come pochi in Italia ed era per questo che Andreotti si fidava di lui ciecamente in quel settore dove ha più volte ricoperto la carica di ministro. Ma non era solo competenza contabile. Lui, da vero democristiano, interpretava quel ruolo rispecchiando in pieno gli ideali e i valori della Democrazia Cristiana. Era convinto che la leva economica del bilancio, delle finanze, non fosse solo un arido esercizio di conti aritmetici e di quadrature di bilanci, ma dovesse servire allo sviluppo del Paese non come fine principale, ma per ottenere un benessere sociale quanto più diffuso possibile. Era convinto, e lo diceva spesso da neurologo, che anche il benessere mentale di tutti ne avrebbe beneficiato se lo Stato avesse garantito il benessere sociale. Un grande ministro, un grande politico. La Campania perde un grande uomo".
Addio a Cirino Pomicino, lutto anche a Salerno e provincia
Sotto shock anche Salerno e provincia per la morte di Paolo Cirino Pomicio: a piangerlo molti ex democristiani che con lui avevano vissuto un pezzo di stagione politica. Pomicino era uno degli uomini fidati di Giulio Andreotti con il quale si confrontava della corrente andreottiana in tutto il Sud. A Salerno invece Andreotti aveva come punto di riferimento Paolo Del Mese, deputato di Pontecagnano Faiano che nella sua carriera fu anche sottosegretario alle Partecipazioni Statali e fu legato a Pomicino da un rapporto di confidenza.Il ricordo
Di seguito il ricordo di quest'ultimo per il compianto: "Paolo Cirino Pomicino era innanzitutto un uomo di una intelligenza viva, dinamica, si faceva fatica a stargli dietro. Ma era anche un uomo di una educazione fuori dal comune e rispettoso di tutti, principalmente delle persone comuni con le quali si fermava spesso a discutere anche per strada nella sua Napoli. Ero troppo amico per poter essere freddo nella sua descrizione e poi avevamo all'interno della Dc lo stesso riferimento nazionale. Ma a parte le capacità, la politica, le sue doti di intendere la finanza pubblica, quello che mi ha sempre colpito in lui era la capacità di essere autoironico. Quella straordinaria capacità che solo i grandi uomini e le persone intelligenti hanno di scherzare anche su se stesso. Pomicino era tutto questo e poi era un uomo libero mentalmente. Queste qualità per lui venivano prima della politica tanto che quando era con Mastella si rifiutò di votare Bassolino a costo di andarsene da quel partito. Insomma uomini così oggi in politica non ce ne sono più".Anche il padre del consigliere regionale Giovanni Maria Cuofano era molto amico di Pomicino. Si candidarono alla Camera dei Deputati nel 1976, per la prima volta insieme: "Cirino Pomicino era già un giovane medico affermato e a Napoli era molto popolare e godeva dell'appoggio delle associazioni, dell'ordine dei medici e del mondo universitario oltre che del Cardarelli dove lavorava. Questo si trasformò da subito in un consenso elettorale che superò tutte le più rosee prospettive. Con Gava e Scotti si creò una competizione elettorale che portò i tre a sfiorare sempre, e a volte a superare anche le centomila preferenze. Erano altri tempi e la politica aveva un senso ed una nobiltà che ora, purtroppo, è scomparsa. E Pomicino incarnava questo perbenismo e questa grande capacità di essere un uomo di potere, grande potere, ma di restare umile e popolare incarnando i veri ideali del democratico cristiano. Non è un caso che il suo rapporto con Giulio Andreotti fosse un rapporto di grande fiducia".
Inoltre anche Guido Milanese aveva un buon rapporto con lui e lo vuole ricordare così: "Eravamo anche colleghi medici e di specializzazione. È stato proprio all'università, alla specializzazione in neuropsichiatria che ho conosciuto per la prima volta Cirino Pomicino. Lui era più avanti di me, era già incamminato sulla strada dell'affermazione universitaria e poi del successo politico. Era una personalità a tutto tondo. Da medico aveva una competenza finanziaria come pochi in Italia ed era per questo che Andreotti si fidava di lui ciecamente in quel settore dove ha più volte ricoperto la carica di ministro. Ma non era solo competenza contabile. Lui, da vero democristiano, interpretava quel ruolo rispecchiando in pieno gli ideali e i valori della Democrazia Cristiana. Era convinto che la leva economica del bilancio, delle finanze, non fosse solo un arido esercizio di conti aritmetici e di quadrature di bilanci, ma dovesse servire allo sviluppo del Paese non come fine principale, ma per ottenere un benessere sociale quanto più diffuso possibile. Era convinto, e lo diceva spesso da neurologo, che anche il benessere mentale di tutti ne avrebbe beneficiato se lo Stato avesse garantito il benessere sociale. Un grande ministro, un grande politico. La Campania perde un grande uomo".

