Si è concluso con un'assoluzione dal reato di tentata estorsione il processo a carico di una 24enne residente in Francia, finito all'attenzione del giudice monocratico del Tribunale di Nocera Inferiore.
La vicenda ha avuto origine nel 2021 a Pagani, a seguito della denuncia presentata da un uomo del posto, vittima di un tentativo di ricatto informatico come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Nel corso delle udienze dibattimentali, l'impianto accusatorio è tuttavia venuto meno per assenza di prove certe. L'uomo di Pagani non ha riconosciuto nell'imputata — assistita dal legale Gregorio Sorrento — la persona responsabile del ricatto. Inoltre, le verifiche tecniche hanno accertato che né il profilo social né l'utenza telefonica utilizzata per la richiesta di denaro appartenevano alla ragazza.
Il giudice ha infine rilevato che la stessa intestazione della carta PostePay non forniva garanzie sufficienti di colpevolezza, evidenziando come il conto potesse essere stato attivato da terzi con dati falsi a insaputa della giovane, determinando così la formula assolutoria.
La vicenda ha avuto origine nel 2021 a Pagani, a seguito della denuncia presentata da un uomo del posto, vittima di un tentativo di ricatto informatico come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Pagani, video intimo e richiesta di 1500 euro: 24enne assolta
Secondo quanto ricostruito dagli atti, la vittima era stata contattata tramite il social network Instagram da un profilo femminile, venendo indotta a effettuare una videochiamata a sfondo sessuale. Subito dopo l'interazione, l'interlocutrice aveva registrato le immagini intime, arrivando a minacciare la loro divulgazione pubblica in mancanza del pagamento di una somma pari a 1500 euro, da versare su una carta PostePay fornita durante la conversazione.Nel corso delle udienze dibattimentali, l'impianto accusatorio è tuttavia venuto meno per assenza di prove certe. L'uomo di Pagani non ha riconosciuto nell'imputata — assistita dal legale Gregorio Sorrento — la persona responsabile del ricatto. Inoltre, le verifiche tecniche hanno accertato che né il profilo social né l'utenza telefonica utilizzata per la richiesta di denaro appartenevano alla ragazza.
Il giudice ha infine rilevato che la stessa intestazione della carta PostePay non forniva garanzie sufficienti di colpevolezza, evidenziando come il conto potesse essere stato attivato da terzi con dati falsi a insaputa della giovane, determinando così la formula assolutoria.

