Un uomo di Sarno è stato citato a giudizio dalla Procura di Napoli con le pesanti accuse di diffamazione aggravata e minaccia ai danni del pubblico ministero Roberto Lenza.
La vicenda trae origine da una violenta campagna d'odio scatenata sul web dall'uomo, che non avrebbe digerito un precedente arresto per il possesso di armi modificate, inchiesta allora coordinata proprio dal magistrato in forza alla Procura di Nocera Inferiore come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Nel mirino dell'uomo erano finiti anche i militari che avevano materialmente eseguito il blitz in casa sua, sequestrando pistole giocattolo rese offensive. Il rancore per quel periodo trascorso in carcere e per l'affidamento all'Asl del proprio cane, avvenuto durante il fermo, si sarebbe trasformato in una persecuzione digitale sistematica. Ora, con il fascicolo passato per competenza a Napoli, il giudice dell'udienza predibattimentale dovrà decidere se aprire il processo a carico del pregiudicato sarnese, i cui post sono stati acquisiti come prove schiaccianti del reato.
La vicenda trae origine da una violenta campagna d'odio scatenata sul web dall'uomo, che non avrebbe digerito un precedente arresto per il possesso di armi modificate, inchiesta allora coordinata proprio dal magistrato in forza alla Procura di Nocera Inferiore come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Offese social al magistrato: pregiudicato rischia il processo
L'indagine, condotta dai Carabinieri della stazione di Sarno, ha permesso di smascherare l'identità dell'imputato che, protetto da uno pseudonimo, inondava Facebook e Instagram di post offensivi e foto del magistrato. Secondo l'accusa, i messaggi non contenevano solo insulti volgari, ma anche minacce dirette alla sicurezza personale del dottor Lenza (attualmente in servizio presso la Procura per i Minori di Salerno), scritte con l'intento preciso di colpire l'onore e la reputazione del magistrato dopo la perquisizione domiciliare subìta dall'uomo.Nel mirino dell'uomo erano finiti anche i militari che avevano materialmente eseguito il blitz in casa sua, sequestrando pistole giocattolo rese offensive. Il rancore per quel periodo trascorso in carcere e per l'affidamento all'Asl del proprio cane, avvenuto durante il fermo, si sarebbe trasformato in una persecuzione digitale sistematica. Ora, con il fascicolo passato per competenza a Napoli, il giudice dell'udienza predibattimentale dovrà decidere se aprire il processo a carico del pregiudicato sarnese, i cui post sono stati acquisiti come prove schiaccianti del reato.

