Un’importante innovazione nel campo della sismologia potrebbe offrire nuove prospettive per la prevenzione: un nuovo algoritmo riesce a localizzare le aree dove potrebbero verificarsi i terremoti più devastanti.
Il sistema sviluppato dagli studiosi prende in esame soprattutto le aree di subduzione, ovvero quelle porzioni della crosta terrestre in cui una placca tettonica sprofonda sotto un’altra. È proprio in queste zone che si sviluppano alcuni dei terremoti più distruttivi del pianeta, con magnitudo oltre 8.5 e, in numerosi casi, con la possibilità di provocare tsunami di grande potenza.
«Quando si verificano, i terremoti finiscono inevitabilmente sulle prime pagine, ma molto prima dell’evento la faglia accumula lentamente tensione senza produrre segnali evidenti», spiega Gareth Funning, tra gli autori della ricerca. «La novità consiste nella possibilità di quantificare oggi quella tensione», aggiunge.
Quando in seguito l’area è stata interessata da un forte terremoto, la frattura della faglia si è verificata proprio nella zona indicata dal modello. «Avevamo individuato con una certa precisione il punto nel quale si stava concentrando lo stress, nonostante disponessimo di una quantità di informazioni relativamente ridotta», afferma il geofisico Axel Periollat. «Il fatto che il sistema abbia dato risultati così accurati nella realtà ci ha dimostrato le sue grandi potenzialità», aggiunge.
Restano però ostacoli da superare, soprattutto perché numerose faglie particolarmente pericolose si trovano sotto gli oceani, in zone non raggiungibili dai tradizionali sistemi di rilevamento GPS. Per colmare questa lacuna, gli studiosi stanno valutando l’impiego di tecnologie acustiche subacquee e delle informazioni fornite da satelliti di nuova generazione.
«Siamo in grado di stabilire quali siano le zone maggiormente predisposte a ospitare grandi terremoti, anche se non possiamo stabilire il momento preciso in cui accadranno», ribadisce Periollat. «Con rilevazioni più complete e un controllo costante, sarà possibile ottenere informazioni sempre più approfondite sulle faglie che rappresentano il maggiore pericolo a livello mondiale», aggiunge.
Nonostante le potenzialità dell’algoritmo, i ricercatori sottolineano che questa tecnologia dovrà essere considerata uno strumento aggiuntivo e non potrà mai prendere il posto delle misure di prevenzione e dei piani di protezione civile.
«La sicurezza delle persone non può dipendere dalla convinzione che la scienza sia in grado di stabilire l’istante preciso di un terremoto», avverte Funning. «Soprattutto per chi risiede in aree ad alto rischio, come la California meridionale, la questione non è stabilire 'se' un terremoto si verificherà, ma 'quando'. Ecco perché la preparazione costante rimane indispensabile», conclude.
Terremoti, un nuovo algoritmo riesce a localizzare le aree dove potrebbero verificarsi i sisma più devastanti
Un’importante innovazione nel campo della sismologia potrebbe offrire nuove prospettive per la prevenzione. Se stabilire con precisione il momento in cui si verificherà un terremoto continua a essere impossibile, oggi la ricerca mette a disposizione uno strumento capace di indicare con maggiore accuratezza i luoghi nei quali potrebbero originarsi i terremoti di maggiore intensità. Lo studio, pubblicato su Geophysical Research Letters, è stato realizzato dai geofisici dell’Università della California di Riverside (UCR).Il sistema sviluppato dagli studiosi prende in esame soprattutto le aree di subduzione, ovvero quelle porzioni della crosta terrestre in cui una placca tettonica sprofonda sotto un’altra. È proprio in queste zone che si sviluppano alcuni dei terremoti più distruttivi del pianeta, con magnitudo oltre 8.5 e, in numerosi casi, con la possibilità di provocare tsunami di grande potenza.
Come funziona il sistema
Il nuovo algoritmo analizza i dati raccolti attraverso il GPS relativi agli impercettibili spostamenti della superficie terrestre. In questo modo, gli scienziati possono individuare le asperità delle faglie, cioè i segmenti che restano immobili perché incastrati invece di scorrere.«Quando si verificano, i terremoti finiscono inevitabilmente sulle prime pagine, ma molto prima dell’evento la faglia accumula lentamente tensione senza produrre segnali evidenti», spiega Gareth Funning, tra gli autori della ricerca. «La novità consiste nella possibilità di quantificare oggi quella tensione», aggiunge.
La verifica sul campo
Una conferma significativa è arrivata dalla penisola della Kamčatka, nell’estremo oriente della Russia. Esaminando alcuni dati disponibili in via preliminare, i ricercatori avevano individuato una precisa porzione della zona di subduzione caratterizzata da un blocco e considerata particolarmente esposta al rischio.Quando in seguito l’area è stata interessata da un forte terremoto, la frattura della faglia si è verificata proprio nella zona indicata dal modello. «Avevamo individuato con una certa precisione il punto nel quale si stava concentrando lo stress, nonostante disponessimo di una quantità di informazioni relativamente ridotta», afferma il geofisico Axel Periollat. «Il fatto che il sistema abbia dato risultati così accurati nella realtà ci ha dimostrato le sue grandi potenzialità», aggiunge.
Le prospettive per la prevenzione
Il metodo è già oggetto di applicazione in altre aree caratterizzate da un’elevata pericolosità sismica, tra cui Giappone, Messico, Nuova Zelanda, Pacifico nord-occidentale e la faglia di Hayward, in California.Restano però ostacoli da superare, soprattutto perché numerose faglie particolarmente pericolose si trovano sotto gli oceani, in zone non raggiungibili dai tradizionali sistemi di rilevamento GPS. Per colmare questa lacuna, gli studiosi stanno valutando l’impiego di tecnologie acustiche subacquee e delle informazioni fornite da satelliti di nuova generazione.
«Siamo in grado di stabilire quali siano le zone maggiormente predisposte a ospitare grandi terremoti, anche se non possiamo stabilire il momento preciso in cui accadranno», ribadisce Periollat. «Con rilevazioni più complete e un controllo costante, sarà possibile ottenere informazioni sempre più approfondite sulle faglie che rappresentano il maggiore pericolo a livello mondiale», aggiunge.
Nonostante le potenzialità dell’algoritmo, i ricercatori sottolineano che questa tecnologia dovrà essere considerata uno strumento aggiuntivo e non potrà mai prendere il posto delle misure di prevenzione e dei piani di protezione civile.
«La sicurezza delle persone non può dipendere dalla convinzione che la scienza sia in grado di stabilire l’istante preciso di un terremoto», avverte Funning. «Soprattutto per chi risiede in aree ad alto rischio, come la California meridionale, la questione non è stabilire 'se' un terremoto si verificherà, ma 'quando'. Ecco perché la preparazione costante rimane indispensabile», conclude.

