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"Entrambe le madri possono riconoscere il figlio nato da procreazione medica assistita": la decisione della Corte Costituzionale

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Alessia Benincasa05/22/2025
Entrambe le madri possono riconoscere il figlio nato da procreazione medica assistita: è questa la decisione presa dalla Corte Costituzionale. La Consulta ha pubblicato oggi, giovedì 22 maggio, la sentenza accogliendo le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Lucca.

La Corte Costituzionale: "Entrambe madri possono riconoscere il figlio"

È stato dichiarato incostituzionale il divieto per la madre intenzionale di riconoscere come proprio il figlio nato in Italia da procreazione medicalmente assistita (PMA) legittimamente effettuata all'estero. Questa decisione è stata presa dalla Consulta, che ha pubblicato oggi la sentenza, accogliendo le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Lucca. Il mancato riconoscimento, fin dalla nascita, dello stato di figlio di entrambi i genitori, in caso di procreazione medicalmente assistita, viola il diritto all'identità personale del minore e compromette l'effettività del suo «diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni». Questa è la conclusione raggiunta dalla Consulta. Inoltre, la mancata registrazione del figlio compromette «il suo diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, a ricevere cura, educazione, istruzione e supporto morale da entrambi, e a mantenere legami significativi con i nonni e i parenti di ciascun ramo familiare».

La sentenza della Consulta

Con la sentenza n. 68, pubblicata oggi, i giudici hanno dichiarato illegittimi i dinieghi imposti dal Ministero dell’Interno tramite una circolare che ha portato alla cancellazione della madre non biologica dagli atti di nascita di numerosi bambini, come nel noto caso di Padova. La dichiarazione di incostituzionalità riguarda il divieto di riconoscimento del figlio concepito tramite procreazione medicalmente assistita (PMA) per la madre intenzionale. Questa decisione si basa su due punti principali: il primo è la responsabilità che deriva dall'impegno condiviso che una coppia assume quando decide di ricorrere alla PMA per avere un figlio; un impegno dal quale nessuno dei genitori, in particolare la madre intenzionale, può sottrarsi. Il secondo punto sottolinea l'importanza dell'interesse del minore, affinché i diritti che egli ha nei confronti dei genitori siano riconosciuti non solo nei confronti della madre biologica, ma anche nei confronti della madre intenzionale. La Consulta ha stabilito questo nella sentenza odierna. «La legge che non permette a una donna single di accedere alla procreazione medicalmente assistita (Pma) non è irragionevole né sproporzionata», afferma il documento. Secondo la Corte, è nell'interesse dei futuri nati che il legislatore abbia deciso «di non sostenere un progetto genitoriale che porta al concepimento di un figlio in un contesto che, almeno in linea di principio, esclude la figura paterna».

Rete Lenford: una sentenza che trasforma la vita di molte madri

«È stato affermato un principio di civiltà giuridica a favore di tutti i bambini, contrastando una cultura che si basa su un unico modello di famiglia. Questa è una sentenza storica che cambia la vita di tutte le donne che, insieme alle loro compagne o mogli, desiderano avere un figlio, poiché non dovranno più affrontare l'umiliante procedura di adozione. Le impugnazioni presentate dalla procura e dal ministero dell'Interno, che intasano i tribunali, verranno annullate, poiché i sindaci hanno correttamente garantito i riconoscimenti all'anagrafe». Queste le parole di Vincenzo Miri, presidente di Rete Lenford e avvocato che ha assistito le due mamme autrici del ricorso, rilasciate all'ANSA. «Sono profondamente commosso. Come sindaco e nonno, ho deciso di combattere questa battaglia di civiltà fino in fondo, al fianco delle mamme e dei bambini. Oggi trionfano i diritti fondamentali di tutte e tutti, così come gli interessi inalienabili delle bambine e dei bambini». Queste le parole di Sergio Giordani, sindaco di Padova, città che ha visto nascere il movimento delle mamme Arcobaleno. «È un passo avanti per l'Italia, frutto della tenacia di Padova e di molte associazioni e cittadini che non hanno mai ceduto. Ho sempre affermato di aver giurato sulla Costituzione e che avrei fatto il possibile per applicarla. Questa sentenza ripaga le ingiurie ricevute da chi mi accusava di essere fuori legge. La loro posizione è inumana e, da oggi, anche incostituzionale. Guardare negli occhi quei neonati e quelle mamme - conclude - è una delle emozioni più intense che ho vissuto e che continuo a provare come primo cittadino».
#Corte costituzionale

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