Le parole sono importanti“Le parole sono importanti” gridava Nanni Moretti in uno dei suoi monologhi più conosciuti, nel film “Palombella rossa”. Oltre ad esprimere il reale, le parole possono costruire la realtà stessa, andando a incidere sulla nostra percezione. Per i fan delle dirette del venerdì pomeriggio, c’è un termine ricorrente che, ormai, è entrato a far parte dei vocaboli fondamentali del salernitano, sia come lingua, sia come persona: “straordinario”.
Etimologicamente, straordinario (extra = al di fuori, ordinarius = ordinario) è tutto ciò che è al di fuori dell’ordinario. Si bada bene, allora, che per una pubblica amministrazione, che sì progetta ma prevalentemente mantiene, la sovrapposizione lessicale dello straordinario sull’ordinario ha dato forma a dei parametri di valutazione dell’attività politica altrettanto straordinari (sempre nel senso etimologico del termine). Ecco che, quindi, le attività che rientrerebbero nella manutenzione ordinaria, vengono comunicate come eventi straordinari attribuendogli in questo caso un duplice valore: quello etimologico e quello qualitativo.
Il nucleo della comunicazione di Palazzo di Città si basa, da circa 33 anni, su questa premessa linguistica. È importante tenere a mente questo concetto per poter applicare quel filtro che ci permette di vedere le cose per quello che sono. Ora che avete messo gli occhiali di Roddy Piper nel celebre “Essi vivono”, guardate la bella palestra costruita sulle spoglie di un aranceto. È una bella palestra, su cui ci hanno lavorato l’assessore Dario Loffredo e l’ex sindaco Napoli.
Ora, pronti, togliete gli occhiali. Quella che nella realtà è una palestra, ora viene chiamato “Palazzetto dello Sport”. Il più coraggioso (o oltraggioso, anche qui linguaggio che plasma la realtà) è il giovane consigliere Fiorito che parla addirittura di “Palazzo (!) dello Sport”.
Andando a prendere direttamente la scheda dell’opera in questione sul sito del Comune di Salerno, si parla di “un campo di gioco omologato CONI per gli sport della pallavolo (livello locale), arti marziali e ginnastica artistica (livello nazionale e internazionale), dotato di tribune per gli spettatori con una capienza complessiva di 250 posti, compresi posti per diversamente abili”. Una definizione che si traduce, ai fatti, in una (bella) palestra, ottima per la pallavolo amatoriale e per qualche competizione ginnica.
Rimane esclusa - anche dall’amatorialità - la pallacanestro, ormai esiliata da tempo dal comune capoluogo. Anche il numero di sedute non sembra propriamente quello di un Palazzetto dello Sport (che anche per i più piccoli si arriva ad un migliaio di ingressi, si pensi al PalaCoscioni di Nocera Inferiore che arriva a circa 1.500 posti a sedere).
Così, si fa passare l’edificazione di una bella casetta per una grattacielo.Questa narrazione della straordinarietà porta, a lungo andare, alla sedimentazione nella mente delle persone di un’idea di città che semplicemente, non esiste. Ecco: a Montecarlo ci si aspetta che si costruiscano dei Palazzetti, mica delle belle palestre.
Va aggiunto, per dovere di cronaca, che questo tipo di comunicazione funziona anche per la mancanza di precisazione da parte della maggioranza degli organi di stampa che, anche questa volta, ha adottato i termini scelti dall’ufficio comunicazione del Comune di Salerno, senza fare un confronto con la realtà dei fatti. Colleghi e amici giornalisti, è bene ricordarlo: le parole sono importanti.
Alessandro Faggiano - Analista e comunicatore politico
Etimologicamente, straordinario (extra = al di fuori, ordinarius = ordinario) è tutto ciò che è al di fuori dell’ordinario. Si bada bene, allora, che per una pubblica amministrazione, che sì progetta ma prevalentemente mantiene, la sovrapposizione lessicale dello straordinario sull’ordinario ha dato forma a dei parametri di valutazione dell’attività politica altrettanto straordinari (sempre nel senso etimologico del termine). Ecco che, quindi, le attività che rientrerebbero nella manutenzione ordinaria, vengono comunicate come eventi straordinari attribuendogli in questo caso un duplice valore: quello etimologico e quello qualitativo.
Il nucleo della comunicazione di Palazzo di Città si basa, da circa 33 anni, su questa premessa linguistica. È importante tenere a mente questo concetto per poter applicare quel filtro che ci permette di vedere le cose per quello che sono. Ora che avete messo gli occhiali di Roddy Piper nel celebre “Essi vivono”, guardate la bella palestra costruita sulle spoglie di un aranceto. È una bella palestra, su cui ci hanno lavorato l’assessore Dario Loffredo e l’ex sindaco Napoli.
Ora, pronti, togliete gli occhiali. Quella che nella realtà è una palestra, ora viene chiamato “Palazzetto dello Sport”. Il più coraggioso (o oltraggioso, anche qui linguaggio che plasma la realtà) è il giovane consigliere Fiorito che parla addirittura di “Palazzo (!) dello Sport”.
Andando a prendere direttamente la scheda dell’opera in questione sul sito del Comune di Salerno, si parla di “un campo di gioco omologato CONI per gli sport della pallavolo (livello locale), arti marziali e ginnastica artistica (livello nazionale e internazionale), dotato di tribune per gli spettatori con una capienza complessiva di 250 posti, compresi posti per diversamente abili”. Una definizione che si traduce, ai fatti, in una (bella) palestra, ottima per la pallavolo amatoriale e per qualche competizione ginnica.
Rimane esclusa - anche dall’amatorialità - la pallacanestro, ormai esiliata da tempo dal comune capoluogo. Anche il numero di sedute non sembra propriamente quello di un Palazzetto dello Sport (che anche per i più piccoli si arriva ad un migliaio di ingressi, si pensi al PalaCoscioni di Nocera Inferiore che arriva a circa 1.500 posti a sedere).
Così, si fa passare l’edificazione di una bella casetta per una grattacielo.Questa narrazione della straordinarietà porta, a lungo andare, alla sedimentazione nella mente delle persone di un’idea di città che semplicemente, non esiste. Ecco: a Montecarlo ci si aspetta che si costruiscano dei Palazzetti, mica delle belle palestre.
Va aggiunto, per dovere di cronaca, che questo tipo di comunicazione funziona anche per la mancanza di precisazione da parte della maggioranza degli organi di stampa che, anche questa volta, ha adottato i termini scelti dall’ufficio comunicazione del Comune di Salerno, senza fare un confronto con la realtà dei fatti. Colleghi e amici giornalisti, è bene ricordarlo: le parole sono importanti.
Alessandro Faggiano - Analista e comunicatore politico

