Avviata una inchiesta sui militari che hanno aderito al gruppo politico Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci: aperto un fascicolo dalla Procura militare di Roma.
L'iniziativa nasce dall'esposto presentato dal Sindacato dei Militari e prende in considerazione anche alcune informazioni pubblicate dalla stampa internazionale. I magistrati, coordinati dal procuratore Marco De Paolis, intendono accertare se vi siano «fatti di propria stretta competenza» riferibili a persone sottoposte alla giurisdizione militare.
Un ulteriore esposto è stato presentato dallo stesso sindacato alla Procura ordinaria. Nel documento vengono rivolte accuse a Vannacci, al coordinatore nazionale e al responsabile del programma di Futuro Nazionale, ipotizzando la ricostituzione del partito fascista e la violazione della legge Scelba.
La magistratura militare precisa quindi che non è stata effettuata alcuna iscrizione nel registro delle notizie di reato e che, allo stato attuale, non risulta aperta un'indagine penale nei confronti di Vannacci.
Il generale ha commentato la vicenda attraverso un lungo intervento sui social, nel quale ha ricostruito i contenuti della comunicazione ricevuta e ha espresso forti dubbi sulle ricostruzioni giornalistiche e sulle dichiarazioni dei suoi detrattori.
Anche l'avvocato Giorgio Carta, difensore di Vannacci, ha minimizzato la portata penale dei fatti. A suo giudizio, negli episodi descritti nell'esposto non emergerebbe alcun reato, né di natura ordinaria né militare. L'eventuale questione, ha osservato il legale, potrebbe eventualmente riguardare il profilo disciplinare, ma non quello penale. Per questo motivo, ha aggiunto, il suo assistito e la difesa affrontano la situazione con serenità, confidando in una rapida conclusione degli accertamenti e nella successiva archiviazione.
Nell'esposto vengono inoltre indicati almeno due appartenenti alle Forze Armate che avrebbero rapporti con il movimento politico di Vannacci. Entrambi sarebbero esponenti di sindacati di categoria. Il Sindacato dei Militari chiede alla magistratura di verificare se, attraverso le rispettive attività, abbiano svolto anche attività politica all'interno del partito, violando così il principio di «neutralità». La richiesta riguarda anche l'eventuale coinvolgimento di altre persone.
Antonsergio Belfiori, ufficiale dell'Aeronautica e segretario nazionale del Sindacato aeronautica militare, ha invece definito la vicenda «grottesca». A suo giudizio, l'esposto perseguirebbe finalità differenti e sarebbe sostanzialmente rivolto contro Vannacci. Belfiori ha spiegato che la costituzione di un comitato di Futuro Nazionale è stata una scelta personale e che non comporta per lui alcun incarico di tipo esecutivo o direttivo nel partito. Ha inoltre precisato di aver agito esclusivamente a titolo personale, senza indossare l'uniforme e al di fuori di qualsiasi contesto militare. La sua posizione, ha concluso, è quella di un militare ma anche di un cittadino libero, con la necessità di mantenere nettamente distinti i due ambiti.
Vannacci, inchiesta sui militari che hanno aderito a Futuro Nazionale: fascicolo aperto dalla Procura militare di Roma
La Procura militare di Roma ha avviato una serie di «accertamenti preliminari» per verificare la presenza di esponenti delle Forze Armate tra gli aderenti a Futuro Nazionale, il movimento politico fondato dal generale Roberto Vannacci.L'iniziativa nasce dall'esposto presentato dal Sindacato dei Militari e prende in considerazione anche alcune informazioni pubblicate dalla stampa internazionale. I magistrati, coordinati dal procuratore Marco De Paolis, intendono accertare se vi siano «fatti di propria stretta competenza» riferibili a persone sottoposte alla giurisdizione militare.
Un ulteriore esposto è stato presentato dallo stesso sindacato alla Procura ordinaria. Nel documento vengono rivolte accuse a Vannacci, al coordinatore nazionale e al responsabile del programma di Futuro Nazionale, ipotizzando la ricostituzione del partito fascista e la violazione della legge Scelba.
La vicenda
L'esposto destinato alla Procura ordinaria era stato depositato il 28 agosto, due giorni prima di quello trasmesso alla magistratura militare, e sarà ora esaminato dai pm di piazzale Clodio. La Procura militare ha spiegato di aver ritenuto necessario avviare verifiche preliminari per comprendere meglio il contesto nel quale inserire i fatti segnalati e stabilire se emergano elementi riconducibili alle competenze dell'ufficio. Al momento, però, la formulazione dell'esposto è considerata troppo generica per procedere con l'iscrizione formale di persone nel registro degli indagati.La magistratura militare precisa quindi che non è stata effettuata alcuna iscrizione nel registro delle notizie di reato e che, allo stato attuale, non risulta aperta un'indagine penale nei confronti di Vannacci.
Il generale ha commentato la vicenda attraverso un lungo intervento sui social, nel quale ha ricostruito i contenuti della comunicazione ricevuta e ha espresso forti dubbi sulle ricostruzioni giornalistiche e sulle dichiarazioni dei suoi detrattori.
Le reazioni
Sulla questione è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, ribadendo la propria posizione garantista. Secondo il ministro, sarebbe profondamente sbagliato presentare un accertamento preliminare come una vera e propria indagine per ricostituzione del partito fascista. Crosetto ha sottolineato di non voler prendere le difese di Vannacci, ma di voler tutelare il principio secondo cui nessuno dovrebbe essere considerato colpevole attraverso i mezzi di informazione.Anche l'avvocato Giorgio Carta, difensore di Vannacci, ha minimizzato la portata penale dei fatti. A suo giudizio, negli episodi descritti nell'esposto non emergerebbe alcun reato, né di natura ordinaria né militare. L'eventuale questione, ha osservato il legale, potrebbe eventualmente riguardare il profilo disciplinare, ma non quello penale. Per questo motivo, ha aggiunto, il suo assistito e la difesa affrontano la situazione con serenità, confidando in una rapida conclusione degli accertamenti e nella successiva archiviazione.
Il contenuto dell'esposto militare
Nel documento trasmesso alla Procura militare il 30 agosto, il sindacato richiama anche il documento programmatico Bip 2027-2037. Secondo quanto riportato dall'organizzazione sindacale, il testo conterrebbe posizioni ideologiche e indicazioni operative, comprese politiche di remigrazione e ipotesi relative all'impiego delle Forze Armate, ritenute incompatibili con i principi democratici, con l'uguaglianza e con il giuramento di fedeltà alla Repubblica sottoscritto dai militari al momento dell'arruolamento.Nell'esposto vengono inoltre indicati almeno due appartenenti alle Forze Armate che avrebbero rapporti con il movimento politico di Vannacci. Entrambi sarebbero esponenti di sindacati di categoria. Il Sindacato dei Militari chiede alla magistratura di verificare se, attraverso le rispettive attività, abbiano svolto anche attività politica all'interno del partito, violando così il principio di «neutralità». La richiesta riguarda anche l'eventuale coinvolgimento di altre persone.
La posizione dei due militari
I due militari citati nell'esposto hanno fornito le proprie spiegazioni. Luigi Avveduto, sottufficiale e segretario del sindacato Sim-Carabinieri, ha dichiarato di aver appreso che il suo nome compare nel documento inviato alla Procura militare. Avveduto ricopre anche l'incarico di consigliere nel VII municipio di Roma ed è sindacalista dell'Arma. Pur avendo aderito a Futuro Nazionale, sostiene di non ricoprire alcun incarico all'interno del partito. Ha inoltre rivendicato di aver sempre cercato di mantenere separati il proprio ruolo politico, quello sindacale e quello militare, ribadendo il particolare valore che attribuisce all'Arma.Antonsergio Belfiori, ufficiale dell'Aeronautica e segretario nazionale del Sindacato aeronautica militare, ha invece definito la vicenda «grottesca». A suo giudizio, l'esposto perseguirebbe finalità differenti e sarebbe sostanzialmente rivolto contro Vannacci. Belfiori ha spiegato che la costituzione di un comitato di Futuro Nazionale è stata una scelta personale e che non comporta per lui alcun incarico di tipo esecutivo o direttivo nel partito. Ha inoltre precisato di aver agito esclusivamente a titolo personale, senza indossare l'uniforme e al di fuori di qualsiasi contesto militare. La sua posizione, ha concluso, è quella di un militare ma anche di un cittadino libero, con la necessità di mantenere nettamente distinti i due ambiti.

