Un fondamentale pronunciamento dei magistrati della Corte di Cassazione ha azzerato i procedimenti penali a carico di due cittadini residenti nei comuni di Giffoni Valle Piana ed Eboli, le precedenti sentenze di colpevolezza emesse dal Tribunale e dalla Corte d'Appello di Salerno come riportato da SalernoToday.
. La Quinta sezione penale della Suprema Corte ha applicato una recentissima linea interpretativa delle Sezioni Unite per dichiarare l'improcedibilità dei reati legati alla manomissione dei misuratori di energia elettrica, sanando un'anomalia sui tempi di contestazione giudiziaria.
Nei due precedenti gradi di giudizio, l'imputato era stato condannato in virtù dell'aggravante del danno a un servizio pubblico, fattore che rende il reato perseguibile d'ufficio. Tuttavia, il collegio difensivo è riuscito a dimostrare in Cassazione che tale aggravante era stata inserita dal pubblico ministero solo in secondo momento, ben oltre la scadenza dei termini utili concessi all'azienda fornitrice per sporgere una formale querela di parte.
Una dinamica processuale identica ha salvato una donna 49enne residente nel comune di Eboli, precedentemente condannata per una truffa energetica da circa 1.500 euro. Anche in questa circostanza, la tardiva contestazione dell'aggravante da parte della procura salernitana, unita all'assenza di una denuncia tempestiva da parte dell'ente gestore, ha spinto i giudici di legittimità ad annullare senza rinvio le sanzioni penali, sancendo il principio secondo cui la mancanza di una querela nei tempi di legge preclude definitivamente la possibilità di salvare il processo tramite contestazioni postume.
. La Quinta sezione penale della Suprema Corte ha applicato una recentissima linea interpretativa delle Sezioni Unite per dichiarare l'improcedibilità dei reati legati alla manomissione dei misuratori di energia elettrica, sanando un'anomalia sui tempi di contestazione giudiziaria.
Giffoni Valle Piana ed Eboli, Cassazione cancella le condanne per furto di corrente
Il caso principale riguardava un pensionato sessantaseienne di Giffoni Valle Piana, accusato dalle società di erogazione di aver posizionato un potente magnete sul dispositivo della propria abitazione per azzerare i consumi reali, cagionando un danno patrimoniale stimato in oltre cinquantamila euro.Nei due precedenti gradi di giudizio, l'imputato era stato condannato in virtù dell'aggravante del danno a un servizio pubblico, fattore che rende il reato perseguibile d'ufficio. Tuttavia, il collegio difensivo è riuscito a dimostrare in Cassazione che tale aggravante era stata inserita dal pubblico ministero solo in secondo momento, ben oltre la scadenza dei termini utili concessi all'azienda fornitrice per sporgere una formale querela di parte.
Una dinamica processuale identica ha salvato una donna 49enne residente nel comune di Eboli, precedentemente condannata per una truffa energetica da circa 1.500 euro. Anche in questa circostanza, la tardiva contestazione dell'aggravante da parte della procura salernitana, unita all'assenza di una denuncia tempestiva da parte dell'ente gestore, ha spinto i giudici di legittimità ad annullare senza rinvio le sanzioni penali, sancendo il principio secondo cui la mancanza di una querela nei tempi di legge preclude definitivamente la possibilità di salvare il processo tramite contestazioni postume.

