I misteri attorno a una drammatica caduta nel vuoto tornano al centro dell'attività giudiziaria, scuotendo la comunità del Vallo di Diano.
Come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino, si riapre ufficialmente il caso sulla tragica scomparsa di Dora Lagreca, la 30enne originaria del comune di Montesano sulla Marcellana che perse la vita quattro anni fa a Potenza, precipitando dal quarto piano di un edificio situato in via Di Giura.
Per ben tre volte la Procura lucana aveva formalizzato la richiesta di chiudere l'inchiesta — che vede il fidanzato della vittima, Antonio Capasso, iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di istigazione al suicidio.
A bloccare l'archiviazione è stata la ferma opposizione dei familiari della trentenne di Montesano sulla Marcellana, assistiti sul piano legale dagli avvocati Cristiana Coviello e Renivaldo Lagreca, i quali non hanno mai creduto all'ipotesi del gesto volontario.
L'elemento chiave di questa nuova fase investigativa risiede nell'analisi profonda dei dispositivi elettronici. Il gip ha infatti conferito un incarico formale al perito informatico Silverio Greco, il quale avrà il delicato compito di scandagliare lo smartphone di Capasso. L'esperto dovrà verificare la presenza di file occultati o eliminati e cercare di recuperare una chat specifica esportata con il padre dell'indagato, che al momento risulta danneggiata e del tutto illeggibile.
Sotto la lente d'ingrandimento dei consulenti tecnici finiranno anche alcune cronologie di ricerca sul web effettuate dal giovane lucano. Sebbene non siano ancora precisamente databili, queste consultazioni online presentano caratteristiche definite molto particolari e potrebbero rivelarsi fondamentali per ricostruire lo scenario psicologico e i fatti di quella notte.
La tragedia si consumò poche ore dopo l'impatto, quando Dora Lagreca morì a causa delle gravissime lesioni riportate presso l'ospedale San Carlo di Potenza. Fin dalle prime battute, l'indagato si è difeso sostenendo che la ragazza si sarebbe lanciata autonomamente dal balcone della palazzina al culmine di un violento litigio verbale avvenuto tra le mura domestiche.
I genitori e la sorella della vittima, tuttavia, continuano a chiedere a gran voce che venga fatta piena luce sulla dinamica, contestando presunte incongruenze e variazioni nelle versioni dei fatti fornite dall'indagato nel corso del tempo. La parola passa ora nuovamente ai magistrati potentini, che dovranno valutare gli esiti degli accertamenti forensi sul cellulare.
Come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino, si riapre ufficialmente il caso sulla tragica scomparsa di Dora Lagreca, la 30enne originaria del comune di Montesano sulla Marcellana che perse la vita quattro anni fa a Potenza, precipitando dal quarto piano di un edificio situato in via Di Giura.
Giallo di Montesano, svolta nel caso Lagreca
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza, Salvatore Pignata, ha deciso di non archiviare il fascicolo, restituendo gli atti al pubblico ministero per nuovi e determinanti approfondimenti.Per ben tre volte la Procura lucana aveva formalizzato la richiesta di chiudere l'inchiesta — che vede il fidanzato della vittima, Antonio Capasso, iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di istigazione al suicidio.
A bloccare l'archiviazione è stata la ferma opposizione dei familiari della trentenne di Montesano sulla Marcellana, assistiti sul piano legale dagli avvocati Cristiana Coviello e Renivaldo Lagreca, i quali non hanno mai creduto all'ipotesi del gesto volontario.
L'elemento chiave di questa nuova fase investigativa risiede nell'analisi profonda dei dispositivi elettronici. Il gip ha infatti conferito un incarico formale al perito informatico Silverio Greco, il quale avrà il delicato compito di scandagliare lo smartphone di Capasso. L'esperto dovrà verificare la presenza di file occultati o eliminati e cercare di recuperare una chat specifica esportata con il padre dell'indagato, che al momento risulta danneggiata e del tutto illeggibile.
Sotto la lente d'ingrandimento dei consulenti tecnici finiranno anche alcune cronologie di ricerca sul web effettuate dal giovane lucano. Sebbene non siano ancora precisamente databili, queste consultazioni online presentano caratteristiche definite molto particolari e potrebbero rivelarsi fondamentali per ricostruire lo scenario psicologico e i fatti di quella notte.
La tragedia si consumò poche ore dopo l'impatto, quando Dora Lagreca morì a causa delle gravissime lesioni riportate presso l'ospedale San Carlo di Potenza. Fin dalle prime battute, l'indagato si è difeso sostenendo che la ragazza si sarebbe lanciata autonomamente dal balcone della palazzina al culmine di un violento litigio verbale avvenuto tra le mura domestiche.
I genitori e la sorella della vittima, tuttavia, continuano a chiedere a gran voce che venga fatta piena luce sulla dinamica, contestando presunte incongruenze e variazioni nelle versioni dei fatti fornite dall'indagato nel corso del tempo. La parola passa ora nuovamente ai magistrati potentini, che dovranno valutare gli esiti degli accertamenti forensi sul cellulare.

