Franco Alfieri torna in libertà. Da oggi, 10 luglio, per l’ex sindaco di Capaccio Paestum ed ex presidente della Provincia di Salerno viene meno la misura più restrittiva, mentre resta l’obbligo di dimora a Torchiara, suo comune di residenza.
La decisione segna un nuovo passaggio nelle vicende giudiziarie che da mesi coinvolgono Alfieri, al centro di due procedimenti distinti: quello sui presunti appalti pilotati a Capaccio Paestum e quello sul presunto scambio elettorale politico-mafioso legato alle Amministrative 2019.
Franco Alfieri torna in libertà: dagli appalti pilotati al presunto patto politico-mafioso, le vicende giudiziarie dell'ex sindaco
Il percorso giudiziario di Franco Alfieri era iniziato il 3 ottobre 2024, quando l’allora sindaco di Capaccio Paestum e presidente della Provincia di Salerno era stato coinvolto, insieme ad altre cinque persone, nell’inchiesta su presunti appalti pilotati a Capaccio Paestum. In quel procedimento gli vengono contestati, a vario titolo, i reati di turbativa d’asta, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e falso ideologico.
Il 30 settembre 2025, nell’ambito del filone sui presunti appalti pilotati a Capaccio Paestum, era stata disposta nei suoi confronti la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza. Una misura che resta ancora valida anche dopo il ritorno in libertà.
L’inchiesta sui presunti appalti pilotati
Il primo filone ruota attorno alla gara per l’adeguamento e l’efficientamento dell’impianto di pubblica illuminazione del Comune di Capaccio Paestum. Secondo l’accusa, la procedura sarebbe stata orientata a favorire la Dervit, società riconducibile all’imprenditore Vittorio De Rosa, attraverso presunti meccanismi illeciti e promesse di subappalti.
In questo quadro viene contestata ad Alfieri anche una presunta falsità ideologica, riferita a una comunicazione inviata alla Regione Campania. In quel documento, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato attestato che il servizio di pubblica illuminazione fosse gestito direttamente dall’ente comunale, mentre in realtà risultava ancora affidato in concessione alla Dervit. Il Comune di Capaccio Paestum, ritenendosi parte lesa, si è costituito parte civile per chiedere un eventuale risarcimento in caso di condanna degli imputati.
Il secondo filone d'indagine: il presunto patto politico-mafioso
Accanto all’inchiesta sugli appalti, Alfieri è coinvolto anche in un secondo procedimento, condotto dalla Direzione Investigativa Antimafia, relativo a un presunto scambio elettorale politico-mafioso.
Al centro delle indagini c’è un presunto accordo che, secondo l’accusa, sarebbe risalente alle elezioni comunali del 2019. Il patto avrebbe coinvolto Alfieri e Roberto Squecco, figura già nota alle cronache giudiziarie per precedenti penali. Secondo la ricostruzione investigativa, il sostegno elettorale sarebbe stato garantito in cambio del mantenimento del controllo sul Lido Kennedy, storica attività balneare riconducibile a Squecco.
Le tensioni sul Lido Kennedy
La vicenda si sarebbe poi complicata quando l’amministrazione decise comunque di procedere con l’abbattimento parziale della struttura per ragioni di sicurezza pubblica. Da quel momento, secondo gli investigatori, sarebbero nate tensioni, pressioni e minacce. Nel corso dell’inchiesta sarebbero stati documentati incontri e ipotesi di attentati mai concretizzati, che avrebbero avuto come obiettivo proprio Alfieri. Si tratta di contestazioni che restano al vaglio della magistratura e che dovranno essere accertate nelle sedi processuali.
Due processi e un’attenzione ancora alta
Le due vicende giudiziarie procedono su binari separati, ma hanno inciso profondamente sulla vita politica e personale dell’ex sindaco di Capaccio Paestum. Da un lato c’è il procedimento sugli appalti della pubblica illuminazione, dall’altro quello sul presunto scambio elettorale politico-mafioso. Due fascicoli diversi, con accuse diverse, ma entrambi destinati a mantenere alta l’attenzione pubblica intorno alla figura di Franco Alfieri. Con il ritorno in libertà di oggi si apre dunque una nuova fase. Per Alfieri resta l’obbligo di dimora a Torchiara, mentre il confronto giudiziario proseguirà nelle aule di tribunale.

