Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha stabilito il trasferimento dei tre bambini della cosiddetta “famiglia del bosco” e della madre, Catherine Birmingham, in strutture diverse rispetto alla casa famiglia di Vasto. La decisione segue la richiesta avanzata dalla stessa comunità, motivata dalle crescenti tensioni tra la madre e il personale della struttura, e comporta la separazione dei tre minori tra loro, una femmina di 8 anni e due gemelli di 6 anni, e dalla madre.
L’ordinanza del Tribunale interviene poco prima di uno degli accertamenti principali sul procedimento volto a valutare la capacità genitoriale dei coniugi anglo-australiani. Nei mesi precedenti, le tensioni con gli operatori sociali erano aumentate, portando la casa famiglia a chiedere la rimozione dei bambini e della madre dalla struttura, ritenendo impossibile proseguire il percorso educativo all’interno della comunità.
L’avvocato della famiglia, Marco Femminella, ha confermato l’arrivo dell’ordinanza prima di entrare nella casa famiglia per la perizia psicologica sui minori, dichiarando che “probabilmente questa consulenza non andava bene come stava andando, così l’abbiamo interrotta”.
Il Tribunale ha disposto dunque non solo l’allontanamento dalla casa famiglia, ma anche la separazione dei figli tra loro e dalla madre, una misura che potrebbe allungare i tempi di eventuale ricongiungimento familiare. La vicenda, iniziata con il trasferimento della famiglia in un casolare senza servizi essenziali e proseguita con episodi come l’intossicazione da funghi nel 2024, continua a suscitare preoccupazioni circa la tutela dei minori e il loro benessere psicologico.
Famiglia nel bosco: bambini allontanati dalla madre
Il team difensivo dei genitori, composto dagli avvocati Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, si era opposto al trasferimento, sostenendo che lo spostamento avrebbe aggravato lo stato psicologico dei bambini, già segnato dalle difficili condizioni di vita nel casolare isolato di Palmoli, dove la famiglia risiedeva dal 2021. Qui i piccoli avevano frequentato un’istruzione parentale di tipo steineriano, con un approccio improntato alla creatività più che alle competenze di lettura e scrittura, e secondo una perizia dell’Asl di Vasto mostravano già segni evidenti di sofferenza e ritardo linguistico, non conoscendo l’italiano.L’ordinanza del Tribunale interviene poco prima di uno degli accertamenti principali sul procedimento volto a valutare la capacità genitoriale dei coniugi anglo-australiani. Nei mesi precedenti, le tensioni con gli operatori sociali erano aumentate, portando la casa famiglia a chiedere la rimozione dei bambini e della madre dalla struttura, ritenendo impossibile proseguire il percorso educativo all’interno della comunità.
L’avvocato della famiglia, Marco Femminella, ha confermato l’arrivo dell’ordinanza prima di entrare nella casa famiglia per la perizia psicologica sui minori, dichiarando che “probabilmente questa consulenza non andava bene come stava andando, così l’abbiamo interrotta”.
Il Tribunale ha disposto dunque non solo l’allontanamento dalla casa famiglia, ma anche la separazione dei figli tra loro e dalla madre, una misura che potrebbe allungare i tempi di eventuale ricongiungimento familiare. La vicenda, iniziata con il trasferimento della famiglia in un casolare senza servizi essenziali e proseguita con episodi come l’intossicazione da funghi nel 2024, continua a suscitare preoccupazioni circa la tutela dei minori e il loro benessere psicologico.

