La morte di un detenuto di 68 anni ha aperto un caso giudiziario ad Avellino, con la famiglia che ha deciso di rivolgersi alla magistratura chiedendo accertamenti approfonditi sulle circostanze del decesso.
I parenti dell'uomo, originario di Pontecagnano Faiano, hanno presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Avellino, sollecitando verifiche sulle condizioni di salute dell’uomo durante la detenzione e sui tempi del trasferimento in ospedale come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
La famiglia sostiene che l’aggravarsi delle condizioni fosse diventato evidente nel giro di pochi giorni. Nella denuncia viene riferito che il detenuto avrebbe dovuto utilizzare il pannolone e che non sarebbe stato più in grado di muoversi autonomamente, tanto da essere accompagnato da un altro detenuto per le necessità quotidiane. In più occasioni, sempre secondo quanto riportato dai familiari, sarebbero stati rivolti appelli agli agenti della polizia penitenziaria e al personale sanitario dell’istituto per disporre un ricovero ospedaliero e avviare accertamenti diagnostici.
Il trasferimento al Moscati è avvenuto soltanto il 28 febbraio, quando l’uomo è stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Nella denuncia si evidenzia come il ricovero sarebbe avvenuto quando le condizioni del detenuto erano ormai fortemente compromesse. L’istanza per una verifica della compatibilità tra lo stato di salute e la detenzione era stata presentata già il 19 febbraio dall’avvocato Mario Pastorino al Tribunale di Sorveglianza.
Nel documento legale venivano descritte condizioni cliniche giudicate particolarmente gravi: l'uomo si sarebbe presentato al colloquio con il legale su una sedia a rotelle, incapace di camminare autonomamente dopo un trauma e con difficoltà anche nel parlare. Secondo quanto riferito nella ricostruzione presentata ai magistrati, il detenuto avrebbe avuto bisogno dell’aiuto di un compagno di cella non solo per spostarsi, ma anche per svolgere attività quotidiane come lavarsi e mangiare.
Una situazione analoga sarebbe stata riscontrata anche dalla figlia dell’uomo durante un colloquio avvenuto pochi giorni dopo. La donna avrebbe trovato il padre immobile sulla sedia a rotelle, con gli occhi chiusi e con evidenti difficoltà respiratorie, mentre lamentava dolori al torace.
Nella denuncia si fa riferimento anche a una segnalazione inviata al garante dei detenuti, dopo la quale sarebbe stato disposto il trasferimento in ospedale. Il decesso è avvenuto il 13 marzo, dopo circa due settimane di ricovero.
Con l’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Avellino, i familiari chiedono di verificare eventuali responsabilità legate alla gestione sanitaria del detenuto, sia all’interno della struttura penitenziaria sia durante il periodo di ricovero ospedaliero. In particolare viene sollecitato il sequestro della salma per l’esecuzione dell’autopsia, ritenuta necessaria per stabilire con precisione le cause della morte.
La richiesta riguarda anche l’acquisizione della documentazione sanitaria custodita sia presso la casa circondariale sia presso l’ospedale Moscati, oltre all’ascolto dei compagni di cella e di tutte le persone informate sui fatti. Gli accertamenti della magistratura dovranno chiarire tempi e modalità delle cure prestate e verificare se vi siano state eventuali omissioni o ritardi nella gestione delle condizioni cliniche del detenuto.
I parenti dell'uomo, originario di Pontecagnano Faiano, hanno presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Avellino, sollecitando verifiche sulle condizioni di salute dell’uomo durante la detenzione e sui tempi del trasferimento in ospedale come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Detenuto muore dopo il ricovero: esposto dei familiari alla Procura
Il 68enne è morto venerdì presso l’Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, dove era stato ricoverato dopo il trasferimento dalla Casa circondariale di Bellizzi Irpino. Secondo quanto ricostruito nella denuncia presentata dai familiari, l’uomo avrebbe manifestato un rapido deterioramento delle condizioni fisiche già a partire dalle prime settimane di febbraio. In quel periodo, secondo il racconto dei parenti, l'uomo avrebbe iniziato a mostrare difficoltà sempre più evidenti nei movimenti e nelle normali attività quotidiane, fino a necessitare dell’assistenza di altri detenuti per spostarsi all’interno della struttura.La famiglia sostiene che l’aggravarsi delle condizioni fosse diventato evidente nel giro di pochi giorni. Nella denuncia viene riferito che il detenuto avrebbe dovuto utilizzare il pannolone e che non sarebbe stato più in grado di muoversi autonomamente, tanto da essere accompagnato da un altro detenuto per le necessità quotidiane. In più occasioni, sempre secondo quanto riportato dai familiari, sarebbero stati rivolti appelli agli agenti della polizia penitenziaria e al personale sanitario dell’istituto per disporre un ricovero ospedaliero e avviare accertamenti diagnostici.
Il trasferimento al Moscati è avvenuto soltanto il 28 febbraio, quando l’uomo è stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Nella denuncia si evidenzia come il ricovero sarebbe avvenuto quando le condizioni del detenuto erano ormai fortemente compromesse. L’istanza per una verifica della compatibilità tra lo stato di salute e la detenzione era stata presentata già il 19 febbraio dall’avvocato Mario Pastorino al Tribunale di Sorveglianza.
Nel documento legale venivano descritte condizioni cliniche giudicate particolarmente gravi: l'uomo si sarebbe presentato al colloquio con il legale su una sedia a rotelle, incapace di camminare autonomamente dopo un trauma e con difficoltà anche nel parlare. Secondo quanto riferito nella ricostruzione presentata ai magistrati, il detenuto avrebbe avuto bisogno dell’aiuto di un compagno di cella non solo per spostarsi, ma anche per svolgere attività quotidiane come lavarsi e mangiare.
Una situazione analoga sarebbe stata riscontrata anche dalla figlia dell’uomo durante un colloquio avvenuto pochi giorni dopo. La donna avrebbe trovato il padre immobile sulla sedia a rotelle, con gli occhi chiusi e con evidenti difficoltà respiratorie, mentre lamentava dolori al torace.
Nella denuncia si fa riferimento anche a una segnalazione inviata al garante dei detenuti, dopo la quale sarebbe stato disposto il trasferimento in ospedale. Il decesso è avvenuto il 13 marzo, dopo circa due settimane di ricovero.
Con l’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Avellino, i familiari chiedono di verificare eventuali responsabilità legate alla gestione sanitaria del detenuto, sia all’interno della struttura penitenziaria sia durante il periodo di ricovero ospedaliero. In particolare viene sollecitato il sequestro della salma per l’esecuzione dell’autopsia, ritenuta necessaria per stabilire con precisione le cause della morte.
La richiesta riguarda anche l’acquisizione della documentazione sanitaria custodita sia presso la casa circondariale sia presso l’ospedale Moscati, oltre all’ascolto dei compagni di cella e di tutte le persone informate sui fatti. Gli accertamenti della magistratura dovranno chiarire tempi e modalità delle cure prestate e verificare se vi siano state eventuali omissioni o ritardi nella gestione delle condizioni cliniche del detenuto.

