Dal lavoro al salario equo e contratti: le nuove misure del Decreto 1° maggio. Tra le principali novità del provvedimento: estensione del bonus assunzioni per giovani e donne, incentivi per le Zone Economiche Speciali (ZES), maggiori tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali e rafforzamento della sicurezza sul lavoro.
Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative Legacoop e i principali sindacati (Cgil, Cisl e Uil) insistono da tempo sull’adozione di parametri basati sui contratti sottoscritti dalle parti sociali "comparativamente più rappresentative", noti come contratti leader. Dopo un dibattito interno tra le forze politiche della maggioranza, la premier ha deciso di non ricorrere all’adozione unilaterale della delega. L’obiettivo è agevolare il dialogo tra le parti sociali affinché possano trovare un’intesa sui criteri per individuare i contratti effettivamente rappresentativi.
Il testo del decreto dovrebbe includere un richiamo specifico al tema della contrattazione collettiva come strumento cardine per garantire una retribuzione equa e dignitosa, così come stabilito dall’articolo 36 della Costituzione italiana. È stata proposta una menzione all’articolo 51 del Dlgs 81/2015 del Jobs Act, che riconosce la validità dei contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali firmati da organizzazioni sindacali riconosciute tra le più rappresentative su base comparativa.
Secondo una nota diffusa dal Ministero del Lavoro ‘‘Il dialogo con le parti sociali resta indispensabile. L’obiettivo comune è quello di costruire un mercato del lavoro più inclusivo, sicuro e dinamico, capace di convertire la crescita occupazionale in un benessere sociale diffuso per tutta la nazione’’.
Il massimale dell’esonero per le assunzioni è fissato a 500 euro mensili su tutto il territorio nazionale, ma sale a 650 euro nelle regioni della ZES (Zone Economiche Speciali), che comprendono Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. Si sta lavorando inoltre per prolungare la durata del bonus destinato all’assunzione di donne in condizioni di svantaggio sociale, attualmente valido fino al 31 dicembre 2026. Questo incentivo, concessione sotto forma di esenzione totale dai contributi previdenziali fino a un massimo di 650 euro mensili, richiede un incremento occupazionale netto.
Si sta considerando anche la possibilità di prorogare, a partire dal 1° gennaio 2028, la detassazione all’1% sui premi di produttività e sulle somme riconosciute per la partecipazione agli utili entro un tetto complessivo di 5mila euro. Inoltre, verrà confermata l’aliquota al 15%, a partire dal 1° gennaio 2027, su maggiorazioni e indennità per turni notturni, festivi o straordinari entro un limite annuale di 1.500 euro. I lavoratori potranno scegliere di convertire totalmente o parzialmente i premi di risultato e le somme percepite per la partecipazione agli utili in benefit di welfare aziendale, accedendo all’esenzione totale fiscale e contributiva per importi fino a 5mila euro.
Decreto 1° Maggio: le principali novità su lavoro, salario equo e contratti
Il Decreto Lavoro mira a promuovere la stabilizzazione degli incentivi per l’assunzione di giovani e donne, con un focus particolare sulle opportunità create nelle aree ZES. Parallelamente, punta a migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro e a fornire maggiori tutele ai lavoratori delle piattaforme digitali, come i rider. Un’attenzione particolare è rivolta alla lotta contro il lavoro povero, attraverso una spinta verso il riconoscimento del "salario giusto" nei contratti più rappresentativi, richiamando le disposizioni previste dal Jobs Act.La strada verso il Consiglio dei Ministri
Il decreto prende progressivamente forma in vista del Consiglio dei Ministri previsto il 1° maggio, data altamente simbolica in quanto coincide con la Festa dei Lavoratori. Un vertice presso Palazzo Chigi con i ministeri coinvolti (Economia, Lavoro e Sud) è stato pianificato per definire gli ultimi dettagli normativi e stimare le risorse necessarie, che al momento ammontano a circa 500 milioni di euro, con l’obiettivo di raggiungere una copertura complessiva tra 800 milioni e 1 miliardo di euro.La rinuncia alla delega sulla contrattazione
Accogliendo le richieste delle parti sociali, il governo ha scelto di non esercitare la delega in scadenza il 18 aprile legata al decreto legislativo sulla contrattazione. Tale delega includeva un controverso riferimento ai contratti "più applicati", che avrebbe potuto aprire alla legittimazione dei cosiddetti contratti "pirata", criticati per offrire retribuzioni inferiori e minori garanzie ai lavoratori, creando forme di concorrenza sleale tra le imprese.Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative Legacoop e i principali sindacati (Cgil, Cisl e Uil) insistono da tempo sull’adozione di parametri basati sui contratti sottoscritti dalle parti sociali "comparativamente più rappresentative", noti come contratti leader. Dopo un dibattito interno tra le forze politiche della maggioranza, la premier ha deciso di non ricorrere all’adozione unilaterale della delega. L’obiettivo è agevolare il dialogo tra le parti sociali affinché possano trovare un’intesa sui criteri per individuare i contratti effettivamente rappresentativi.
Il testo del decreto dovrebbe includere un richiamo specifico al tema della contrattazione collettiva come strumento cardine per garantire una retribuzione equa e dignitosa, così come stabilito dall’articolo 36 della Costituzione italiana. È stata proposta una menzione all’articolo 51 del Dlgs 81/2015 del Jobs Act, che riconosce la validità dei contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali firmati da organizzazioni sindacali riconosciute tra le più rappresentative su base comparativa.
Secondo una nota diffusa dal Ministero del Lavoro ‘‘Il dialogo con le parti sociali resta indispensabile. L’obiettivo comune è quello di costruire un mercato del lavoro più inclusivo, sicuro e dinamico, capace di convertire la crescita occupazionale in un benessere sociale diffuso per tutta la nazione’’.
Proroga del bonus per le assunzioni giovanili
Il Decreto 1° maggio includerà anche l’estensione del bonus destinato alle assunzioni o alle trasformazioni a tempo indeterminato effettuate entro il 30 aprile 2026 per giovani fino a 35 anni. L’incentivo prevede uno sgravio contributivo del 100% per le aziende che registrano un incremento netto dell’occupazione; in caso contrario, il beneficio verrà ridotto al 70%.Il massimale dell’esonero per le assunzioni è fissato a 500 euro mensili su tutto il territorio nazionale, ma sale a 650 euro nelle regioni della ZES (Zone Economiche Speciali), che comprendono Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. Si sta lavorando inoltre per prolungare la durata del bonus destinato all’assunzione di donne in condizioni di svantaggio sociale, attualmente valido fino al 31 dicembre 2026. Questo incentivo, concessione sotto forma di esenzione totale dai contributi previdenziali fino a un massimo di 650 euro mensili, richiede un incremento occupazionale netto.
Tutela dei rider
In fase di analisi c’è anche un progetto mirato a garantire maggiori tutele ai lavoratori delle piattaforme digitali, con particolare attenzione ai rider. Si prevede l’adozione della direttiva UE 2024/2831, che introduce una presunzione di rapporto contrattuale subordinato tra la piattaforma digitale e il lavoratore in presenza di determinati criteri relativi alla prestazione lavorativa (come la presenza di controllo e direzione). La direttiva promuove inoltre la trasparenza nell’utilizzo degli algoritmi, assicurando al contempo una supervisione umana.Misure contro il caporalato
Nel documento verranno proposte anche misure per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Tra queste figurano un’estensione delle tutele rivolte alle famiglie e un contrasto più efficace ai fenomeni legati al caporalato e allo sfruttamento dei lavoratori.Proroghe previste
Il governo sta valutando alcune misure incluse nella bozza della manovra 2026, che si presenta molto costosa. Tra queste vi è la conferma, a partire dal 1° gennaio 2027, della cedolare secca al 5% sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali firmati dal 1° gennaio 2024. Tale misura interesserà i lavoratori dipendenti con redditi fino a 33mila euro.Si sta considerando anche la possibilità di prorogare, a partire dal 1° gennaio 2028, la detassazione all’1% sui premi di produttività e sulle somme riconosciute per la partecipazione agli utili entro un tetto complessivo di 5mila euro. Inoltre, verrà confermata l’aliquota al 15%, a partire dal 1° gennaio 2027, su maggiorazioni e indennità per turni notturni, festivi o straordinari entro un limite annuale di 1.500 euro. I lavoratori potranno scegliere di convertire totalmente o parzialmente i premi di risultato e le somme percepite per la partecipazione agli utili in benefit di welfare aziendale, accedendo all’esenzione totale fiscale e contributiva per importi fino a 5mila euro.

