Si chiude dopo ben tredici anni di calvario giudiziario, con totale riabilitazione, la complessa vicenda che vedeva sul banco degli imputati nel comune di Salerno l'alto prelato Nunzio Scarano e la professionista contabile Tiziana Cascone come riportato dal quotidiano Le Cronache.
I magistrati della Corte d’Appello di Napoli, ribaltando completamente i precedenti verdetti di colpevolezza, hanno emesso una sentenza di assoluzione con la formula più ampia, ovvero perché il fatto non sussiste, cancellando contestualmente ogni tipo di sanzione e pena accessoria.
I flussi di cassa, sempre secondo l'impianto accusatorio iniziale ormai demolito, sarebbero poi stati reimpiegati dal Monsignore per investimenti e compravendite di pregio nel centro di Salerno, tra cui il maxiacquisto di un lussuoso appartamento nobiliare composto da ben 17 vani. In secondo grado, la Corte d’Appello salernitana aveva inflitto condanne severissime: cinque anni e tre mesi di reclusione per il religioso e due anni e cinque mesi per la commercialista.
La svolta decisiva era arrivata all'inizio del 2025, quando gli ermellini della Corte di Cassazione avevano annullato senza rinvio i capisaldi del verdetto di condanna emesso a Salerno, ravvisando gravissime lacune motivazionali e ordinando un nuovo processo dinanzi ai giudici della sezione di rinvio del capoluogo partenopeo. Nel corso dell'ultimo dibattimento in aula, i magistrati napoletani hanno recepito in toto i rilievi della Suprema Corte, sancendo la totale liceità della condotta dei due indagati e mettendo definitivamente la parola fine a una delle inchieste più mediatiche dell'ultimo decennio in Campania.
I magistrati della Corte d’Appello di Napoli, ribaltando completamente i precedenti verdetti di colpevolezza, hanno emesso una sentenza di assoluzione con la formula più ampia, ovvero perché il fatto non sussiste, cancellando contestualmente ogni tipo di sanzione e pena accessoria.
Monsignor Scarano e la commercialista Cascone assolti con formula piena
La vicenda traeva origine da una pesante inchiesta della Procura salernitana riguardante un presunto e articolato circuito di riciclaggio di capitali finanziari, che secondo gli inquirenti dell'epoca veniva alimentato attraverso lo specchietto di donazioni fittizie e lasciti benefici.I flussi di cassa, sempre secondo l'impianto accusatorio iniziale ormai demolito, sarebbero poi stati reimpiegati dal Monsignore per investimenti e compravendite di pregio nel centro di Salerno, tra cui il maxiacquisto di un lussuoso appartamento nobiliare composto da ben 17 vani. In secondo grado, la Corte d’Appello salernitana aveva inflitto condanne severissime: cinque anni e tre mesi di reclusione per il religioso e due anni e cinque mesi per la commercialista.
La svolta decisiva era arrivata all'inizio del 2025, quando gli ermellini della Corte di Cassazione avevano annullato senza rinvio i capisaldi del verdetto di condanna emesso a Salerno, ravvisando gravissime lacune motivazionali e ordinando un nuovo processo dinanzi ai giudici della sezione di rinvio del capoluogo partenopeo. Nel corso dell'ultimo dibattimento in aula, i magistrati napoletani hanno recepito in toto i rilievi della Suprema Corte, sancendo la totale liceità della condotta dei due indagati e mettendo definitivamente la parola fine a una delle inchieste più mediatiche dell'ultimo decennio in Campania.

