Mette a segno un furto in un supermercato mentre è agli arresti domiciliari: sentenza definitiva per una donna di 53 anni di Eboli. Lo riporta SalernoToday.
I fatti si sono verificati nel pomeriggio del 26 maggio 2021. La donna, posta ai domiciliari, aveva ricevuto l'autorizzazione a lasciare il suo appartamento per frequentare la scuola a Battipaglia e aveva avvertito telefonicamente i carabinieri dell’intenzione di uscire. Tuttavia, pochi minuti dopo, un furto è avvenuto in un supermercato lungo il suo tragitto. Secondo l'accusa, la variazione dal percorso autorizzato avrebbe facilitato la commissione del furto. In primo grado, i giudici avevano messo in discussione l'identificazione: un carabiniere aveva riconosciuto la donna nelle riprese della videosorveglianza, ma il certificato scolastico attestava la sua presenza in aula dalle 17. Da ciò è derivata l'assoluzione. La Corte d'appello, accogliendo il ricorso del procuratore generale, ha ascoltato di nuovo il carabiniere, ha esaminato i video e tutti i registri scolastici, sia cartacei che digitali, e ha disposto un'ispezione personale della donna accusata. I giudici hanno stabilito che il riconoscimento fosse valido: nonostante indossasse la mascherina anti Covid, il carabiniere era riuscito a identificare la donna grazie alla sua corporatura, al suo modo di camminare, e al taglio e colore dei capelli. Ma soprattutto per un dettaglio che il primo giudice non aveva tenuto in considerazione, ossia il tatuaggio a forma di mezzaluna sul collo, che il carabiniere aveva notato frequentemente durante i sui contatti di servizio e che appariva anche nei frame del furto. L'ispezione ha confermato un tatuaggio nero nella stessa posizione, ma cambiato nella forma (da mezzaluna a un sole con raggi). Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto la modifica compatibile con un ampliamento del disegno originale, specificando che la possibilità di un intento ingannatorio è stata considerata solo per valutare il profilo dell'imputata, non la sua colpevolezza. Anche l'alibi scolastico è stato annullato: i registri cartacei riportavano solo orari di uscita e ritardi superiori a mezz'ora, rendendo il certificato inidoneo a confutare altre evidenze secondo i giudici.
Mette a segno un furto in un supermercato mentre è agli arresti domiciliari: sentenza definitiva per una donna di 53 anni di Eboli
Un tatuaggio nero a forma di mezzaluna sul collo. Questo dettaglio, immortalato dalle telecamere di un supermercato, ha portato alla revisione dell'assoluzione, conducendo alla condanna definitiva di una donna di 53 anni di Eboli per evasione aggravata. La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso contro la sentenza emessa dalla Corte d'appello di Salerno nel dicembre 2025, che aveva stabilito un anno e sei mesi di reclusione. In primo grado, nel marzo 2024, il Tribunale di Salerno l'aveva invece assolta.I fatti si sono verificati nel pomeriggio del 26 maggio 2021. La donna, posta ai domiciliari, aveva ricevuto l'autorizzazione a lasciare il suo appartamento per frequentare la scuola a Battipaglia e aveva avvertito telefonicamente i carabinieri dell’intenzione di uscire. Tuttavia, pochi minuti dopo, un furto è avvenuto in un supermercato lungo il suo tragitto. Secondo l'accusa, la variazione dal percorso autorizzato avrebbe facilitato la commissione del furto. In primo grado, i giudici avevano messo in discussione l'identificazione: un carabiniere aveva riconosciuto la donna nelle riprese della videosorveglianza, ma il certificato scolastico attestava la sua presenza in aula dalle 17. Da ciò è derivata l'assoluzione. La Corte d'appello, accogliendo il ricorso del procuratore generale, ha ascoltato di nuovo il carabiniere, ha esaminato i video e tutti i registri scolastici, sia cartacei che digitali, e ha disposto un'ispezione personale della donna accusata. I giudici hanno stabilito che il riconoscimento fosse valido: nonostante indossasse la mascherina anti Covid, il carabiniere era riuscito a identificare la donna grazie alla sua corporatura, al suo modo di camminare, e al taglio e colore dei capelli. Ma soprattutto per un dettaglio che il primo giudice non aveva tenuto in considerazione, ossia il tatuaggio a forma di mezzaluna sul collo, che il carabiniere aveva notato frequentemente durante i sui contatti di servizio e che appariva anche nei frame del furto. L'ispezione ha confermato un tatuaggio nero nella stessa posizione, ma cambiato nella forma (da mezzaluna a un sole con raggi). Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto la modifica compatibile con un ampliamento del disegno originale, specificando che la possibilità di un intento ingannatorio è stata considerata solo per valutare il profilo dell'imputata, non la sua colpevolezza. Anche l'alibi scolastico è stato annullato: i registri cartacei riportavano solo orari di uscita e ritardi superiori a mezz'ora, rendendo il certificato inidoneo a confutare altre evidenze secondo i giudici.

