Prosegue il dibattito sull’impianto di biometano previsto in località Gaiarda a Capaccio Paestum. Legambiente Paestum ha presentato osservazioni nell’ambito della procedura autorizzativa, sollevando perplessità sugli impatti ambientali, paesaggistici e sulla viabilità rurale legati alla realizzazione dell’infrastruttura.
Tra i punti sollevati dall’associazione figurano la verifica dell’adeguatezza della procedura semplificata (PAS), la richiesta di approfondimenti sull’impatto odorigeno e sul traffico generato dalle operazioni di trasporto, la definizione di un piano agronomico vincolante per la gestione del digestato, la valutazione degli effetti cumulativi in relazione ad altri impianti esistenti o in fase di autorizzazione, nonché un’analisi paesaggistica dettagliata. L’area interessata, infatti, è sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’articolo 136 del Codice dei beni culturali, a tutela del paesaggio agrario della piana di Paestum.
Legambiente evidenzia come le dimensioni dei digestori e la presenza della torcia biogas possano determinare un’alterazione significativa del paesaggio rurale e della visibilità del sito archeologico di Paestum, parte del patrimonio UNESCO e del Parco Nazionale del Cilento. Per questo motivo, l’associazione chiede che l’istruttoria autorizzativa sia approfondita sotto il profilo ambientale e paesaggistico, garantendo la massima trasparenza del procedimento e una valutazione puntuale delle osservazioni presentate.
La posizione di Legambiente sottolinea la necessità di contemperare lo sviluppo di impianti energetici sostenibili con la tutela del patrimonio naturale e culturale, in un’area di rilevanza internazionale come quella della Piana di Paestum.
Capaccio Paestum, Legambiente contesta il progetto dell’impianto di biometano
Dalla documentazione progettuale emerge che l’impianto prevede il trattamento di circa 77.900 tonnellate annue di biomasse, con una produzione stimata di 10 milioni di metri cubi annui di biogas. La struttura includerebbe digestori di grandi dimensioni (32 metri di diametro), sistemi di upgrading e compressione del gas, torcia di emergenza alta 10-12 metri, impianti di trattamento chimico e una logistica organizzata per il trasporto delle biomasse e del biometano. Secondo Legambiente, la configurazione proposta è assimilabile a un impianto agro-industriale complesso, con possibili impatti rilevanti che richiedono un’analisi accurata.Tra i punti sollevati dall’associazione figurano la verifica dell’adeguatezza della procedura semplificata (PAS), la richiesta di approfondimenti sull’impatto odorigeno e sul traffico generato dalle operazioni di trasporto, la definizione di un piano agronomico vincolante per la gestione del digestato, la valutazione degli effetti cumulativi in relazione ad altri impianti esistenti o in fase di autorizzazione, nonché un’analisi paesaggistica dettagliata. L’area interessata, infatti, è sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’articolo 136 del Codice dei beni culturali, a tutela del paesaggio agrario della piana di Paestum.
Legambiente evidenzia come le dimensioni dei digestori e la presenza della torcia biogas possano determinare un’alterazione significativa del paesaggio rurale e della visibilità del sito archeologico di Paestum, parte del patrimonio UNESCO e del Parco Nazionale del Cilento. Per questo motivo, l’associazione chiede che l’istruttoria autorizzativa sia approfondita sotto il profilo ambientale e paesaggistico, garantendo la massima trasparenza del procedimento e una valutazione puntuale delle osservazioni presentate.
La posizione di Legambiente sottolinea la necessità di contemperare lo sviluppo di impianti energetici sostenibili con la tutela del patrimonio naturale e culturale, in un’area di rilevanza internazionale come quella della Piana di Paestum.

