Salerno è stata teatro di una fortissima contrapposizione ideologica che ha costretto le forze dell'ordine a sigillare il centro urbano. La commemorazione di Carlo Falvella, il giovane militante della destra sociale ucciso oltre mezzo secolo fa, ha innescato un pericoloso cortocircuito tra fazioni opposte, separate soltanto da un imponente cordone di agenti, blindati e un elicottero in costante perlustrazione come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
All'interno del Salone dei Marmi sedevano esponenti di rilievo della destra locale e nazionale, tra cui il senatore Domenico Gramazio, il consigliere regionale Roberto Celano e i rappresentanti comunali Gherardo Maria Marenghi e Gabriele Casaburi.
All'esterno, la protesta respinta dalle autorità si è riversata in un corteo non autorizzato fino a Piazza 25 Aprile. Qui, parlamentari e amministratori d'opposizione, come il deputato Franco Mari e i consiglieri Franco Massimo Lanocita e Giso Amendola, hanno duramente contestato l'amministrazione per aver concesso uno spazio istituzionale così prestigioso a sigle neofasciste, puntando il dito anche contro il silenzio del sindaco e ricordando i recenti e preoccupanti focolai di violenza registrati a Pastena.
La tensione è culminata in serata lungo le principali arterie di Salerno. Da una parte, i militanti di CasaPound hanno sfilato in corteo sul Corso fino a via Velia per la deposizione di una corona davanti alla stele del militante scomparso, esibendo un drappo nero e compiendo il saluto romano durante la chiamata del "presente". Dall'altro lato, a un centinaio di metri di distanza, il blocco antifascista rispondeva intonando cori ostili.
A cercare di smorzare i toni di una giornata incandescente sono stati Rosario Peduto, presidente dell'associazione Tradizione Futuro, e la consigliera comunale di Fratelli d'Italia Ersilia Trotta, i quali hanno auspicato invano una memoria condivisa e pacificata, deplorando il clima di intolleranza che ancora stringe la città. Una visione respinta dal fratello della vittima, Marco Falvella, che ha espresso profonda amarezza per un evidente balzo all'indietro della coscienza collettiva, lanciando al contempo un fermo monito alla politica locale affinché non si speculi sul sangue e sul ricordo dei ragazzi caduti negli anni di piombo.
Caos e tensioni a Salerno nel giorno del ricordo di Falvella
L'epicentro delle contestazioni si è acceso nel pomeriggio presso la sede municipale di Palazzo Guerra, dove la presentazione del volume "E me ne vanto" ha scatenato la durissima reazione dei movimenti della sinistra e delle realtà antifasciste.All'interno del Salone dei Marmi sedevano esponenti di rilievo della destra locale e nazionale, tra cui il senatore Domenico Gramazio, il consigliere regionale Roberto Celano e i rappresentanti comunali Gherardo Maria Marenghi e Gabriele Casaburi.
All'esterno, la protesta respinta dalle autorità si è riversata in un corteo non autorizzato fino a Piazza 25 Aprile. Qui, parlamentari e amministratori d'opposizione, come il deputato Franco Mari e i consiglieri Franco Massimo Lanocita e Giso Amendola, hanno duramente contestato l'amministrazione per aver concesso uno spazio istituzionale così prestigioso a sigle neofasciste, puntando il dito anche contro il silenzio del sindaco e ricordando i recenti e preoccupanti focolai di violenza registrati a Pastena.
La tensione è culminata in serata lungo le principali arterie di Salerno. Da una parte, i militanti di CasaPound hanno sfilato in corteo sul Corso fino a via Velia per la deposizione di una corona davanti alla stele del militante scomparso, esibendo un drappo nero e compiendo il saluto romano durante la chiamata del "presente". Dall'altro lato, a un centinaio di metri di distanza, il blocco antifascista rispondeva intonando cori ostili.
A cercare di smorzare i toni di una giornata incandescente sono stati Rosario Peduto, presidente dell'associazione Tradizione Futuro, e la consigliera comunale di Fratelli d'Italia Ersilia Trotta, i quali hanno auspicato invano una memoria condivisa e pacificata, deplorando il clima di intolleranza che ancora stringe la città. Una visione respinta dal fratello della vittima, Marco Falvella, che ha espresso profonda amarezza per un evidente balzo all'indietro della coscienza collettiva, lanciando al contempo un fermo monito alla politica locale affinché non si speculi sul sangue e sul ricordo dei ragazzi caduti negli anni di piombo.

